Per Becchi in arrivo “venti di cambiamento: dagli sfollati (che son di più dei nuovi profughi) a Trump"

02 novembre 2016 ore 16:32, Lucia Bigozzi
“Gli sfollati dovrebbero essere qualcosa di più dei nuovi profughi, nel senso che i terremotati sono cittadini italiani. Il rispetto per la dignità dell’uomo riguarda ogni individuo, ma qui bisogna fare una distinzione tra cittadini del nostro paese e profughi che vengono da altri Paesi”. Non ha dubbi il professor Paolo Becchi che con Intelligonews analizza in controluce il terremoto che ha scosso il Centro Italia stabilendo un interessante parallelismo con lo scenario ‘tellurico’ a livello internazionale e in particolare Made in Usa. 

Che idea si è fatto di questo terremoto, specie sul versante aiuti e ricostruzione? Oggi gli sfollati sono i nuovi profughi oppure no? 

"Gli sfollati dovrebbero essere qualcosa di più dei nuovi profughi, nel senso che gli sfollati sono cittadini italiani. Il rispetto per la dignità dell’uomo riguarda ogni individuo, ma qui bisogna fare una distinzione tra cittadini del nostro paese e profughi che vengono da altri Paesi; quindi direi che l’aiuto dovrebbe essere orientato proprio nei confronti dei nostri cittadini. Il problema è che continueremo a discutere di referendum per i prossimi 20 anni a questo punto, perché non sappiamo nemmeno se ce lo faranno fare il 4. E lo facciamo in una fase in cui l’Italia ormai è terremotata in tutti i sensi, non solo per via dei terremoti: siamo infatti in una situazione disastrosa e l’unica cosa di cui parliamo è il referendum per cercare di spostarlo più in avanti possibile". 

Per Becchi in arrivo “venti di cambiamento: dagli sfollati (che son di più dei nuovi profughi) a Trump'
Dunque esiste una priorità tra le emergenze? 

"In queste mie affermazioni non c’è alcuna discriminazione nei confronti dei profughi, ma il dato di fatto è che uno Stato, una comunità, deve occuparsi prima di tutto dei suoi cittadini, quindi a maggior ragione l’accento dovrebbe essere posto sui nostri terremotati". 

Stabilendo un parallelismo con lo scenario americano alla vigilia delle presidenziali, dove la sfida pare volgere a favore di Trump e dunque ribaltare ogni schema, lei intravede una sorta di ridefinizione dell’Occidente, dei suoi problemi e della realtà? 

"Io credo che una vittoria di Trump comporterebbe un diverso modo di intendere le relazioni internazionali. La vittoria della Clinton non sarebbe altro che la continuazione dell’amministrazione Obama e forse addirittura in senso negativo nei confronti della Russia. Vedo con estremo pericolo la conferma democratica alla Casa Bianca perché nella mia ottica di lettura potrebbe avere degli effetti sugli equilibri internazionali molto negativo, incentivando la concorrenza, il conflitto con la Russia. L’America è sempre stata fatta fa da due modelli: da una parte l’isolazionismo e lo spirito di conquista dall’altra, ogni presidente cercava di avere un equilibrio tra questi due elementi".

Cosa è cambiato con Trump e Clinton? 

"E’ accaduto che questi elementi sono completamente separati. Da una parte la Clinton insiste sullo spirito di conquista e dall’altra, Trump che vuole andare nella direzione dell’isolazionismo. Per noi che facciamo parte della Nato e che cominciamo a mandare i nostri militari in Lettonia, in tale contesto si profilano venti di guerra. Se vincesse la Clinton, questi venti di guerra non faranno altro che crescere". 

Tornando in Italia ma dentro lo schema attuale di sommovimenti naturali, economici e non solo, i politici sono in ritardo? E chi tra centrosinistra e centrodestra lo è di più? 

"Al momento c’è Renzi che sta cercando in tutti i modi – e bisogna anche riconoscere i meriti dell’avversario – di far passare la sua revisione della Costituzione, addirittura cercando magari di spostare più in avanti la data del voto; quindi da parte di Renzi c’è una strategia molto chiara che va in una direzione che è poi ciò che chiede Bruxelles. Dall’altra parte è difficile dire, perché al momento nello schieramento c’è il Movimento 5Stelle che però ha un impegno del tutto marginale sul referendum. Si tratterà di vedere se Salvini riuscirà a spostare gli equilibri dalla sua parte; per la metà di novembre ha indetto una grande manifestazione a Firenze sul No euro, aperta e non di partito: se dovesse avere successo vuol dire che qualcosa si sta muovendo, mentre per ora in casa 5Stelle sono presi dai regolamenti". 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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