La cristianofobia in Pakistan. E' allarme mattanza. Ecco chi tace

02 ottobre 2013 ore 9:37, Americo Mascarucci
La cristianofobia in Pakistan. E' allarme mattanza. Ecco chi tace
Mentre gli Stati Uniti e l'Occidente continuano a puntare lo sguardo sulla situazione siriana discutendo in merito ad un possibile intervento militare contro il regime di Assad, in Pakistan è in corso un'autentica “mattanza di cristiani”.
Gli attentati contro le chiese e le persecuzioni contro i fedeli in Cristo, hanno registrato una spaventosa escalation, sviluppatasi contemporaneamente all'ascesa al potere dell'attuale premier Nawaz Sharif, uscito vincitore dalle elezioni legislative della primavera scorsa. Esponente della Lega Musulmana N, Sharif è un islamico di etnia sunnita wahhabita e dunque legato a doppio filo all'Arabia Saudita. Quando nel 1999 il suo governo fu rovesciato dal colpo di stato del generale Pervez Musharraf, per sfuggire ad una condanna all'ergastolo per corruzione e storno illegale di fondi pubblici, scelse l'esilio e si rifugiò presso i sauditi. Sarà proprio grazie ai buoni uffici di re Abdullah che riuscirà nel 2007 a rientrare in Pakistan con l’assenso di Musharraf, ottenendo anche l'annullamento della condanna all'ergastolo che gli era stata precedentemente inflitta. La Lega Musulmana N di Sharif, principale forza politica antagonista del Partito Popolare di Benazir Bhutto assassinata nel 2007 e della Lega Musulmana Q fedele all’ex dittatore Musharraf, è regolarmente finanziata dal regime di Riyad. Gli ingenti denari finiti nelle mani dell'attuale premier, sono stati investiti principalmente nell'edificazione di moschee, madrase e scuole coraniche in molte zone del Paese, diventate rifugio e centro di reclutamento degli islamisti radicali. I quali, per tutta risposta, hanno aumentato le tensioni sociali ed interreligiose in tutto il Pakistan. L'ascesa al potere di Sharif è stata salutata con favore dai settori fondamentalisti della società, che oggi si sentono coperti nelle loro azioni terroristiche dal maggiore partito che hanno contributo a far vincere. Sharif, ovviamente, ha condannato gli attentati contro i cristiani invitando alla pacificazione, ma sono davvero in pochi a credere alla genuinità delle sue dichiarazioni. Del resto si sta parlando dell’uomo che nel 1998 avviò in Pakistan i test nucleari, costringendo gli Usa ad imporre pesanti sanzioni economiche al Paese, alleggerite soltanto quando Musharraf ha concesso agli americani l’utilizzo delle basi militari per affrontare la guerra all’Afghanistan. Sharif oggi avrebbe tutto l’interesse a che nel Paese non divampi la violenza e l’odio religioso, dal momento che l’arresto di Musharraf e la sua incriminazione per l’assassinio della Bhutto decisa dall’alta corte di giustizia pakistana, sta creando forti tensioni fra i sostenitori dell’ex dittatore che rivendicano a gran voce il suo ritorno sulla scena politica. Il caos generato dall’ondata di attentati contro i cristiani potrebbe contribuire ad esasperare gli animi, fornendo il pretesto all’esercito, all’interno del quale Musharraf pare avere ancora consistenti legami, per un nuovo golpe militare. Ma Sharif sa perfettamente che la sua vittoria alle elezioni è stata possibile grazie all’appoggio dei gruppi islamici più radicali e al sostegno economico dell’Arabia Saudita. Per questo la mattanza contro i cristiani sembra destinata a proseguire, anche fra l’indifferenza generale di un Occidente che non ha nessun interesse ad inimicarsi il governo pakistano, sostenuto dai sauditi e funzionale agli interessi geopolitici della monarchia wahhabita di Riyad.  
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