Meditazione nelle aziende. Nasce il professionista zen. Meluzzi: "Due respiri servono"

02 ottobre 2014 ore 12:33, Orietta Giorgio
Meditazione nelle aziende. Nasce il professionista zen. Meluzzi: 'Due respiri servono'
Fare carriera senza sacrificare la propria vita? Raggiungere il successo con consapevolezza e armonia, lontani da ogni forma di stress? 
Concepire la cultura aziendale recuperando la dimensione umana del momento lavorativo, questo il segreto. Jacques Attali, presidente di PlaNet Finance Group, ideatore del movimento per l’Economia Positiva, a San Patrignano per il LH Forum San Patrignano ha spiegato: "Si è vissuto nel carpe diem ma non c’è nulla di più distruttivo. Con l’economia positiva cerchiamo di guardare a lungo termine e lasciare invece un mondo migliore. Dall’economia positiva si passerà alla società positiva”. Attali asserisce che la meditazione può essere un ottimo metodo lavorativo, in equilibrio con se stessi aumenta la produttività aumenta e anche il benessere. L'equilibrio mentale dei dipendenti influisce sul rendimento lavorativo? Molte aziende, negli ultimi anni, hanno dato il via a programmi di meditazione orientati al benessere psico-fisico dei propri dipendenti. La relazione benessere-produttività è innegabile, così sembra. IntelligoNews ha chiesto un parere ad Alessandro Meluzzi, (psichiatra e psicoterapeuta). Cosa ne pensa delle "aziende zen" e di chi consiglia un momento di silenzio per meditare sul posto di lavoro?    «Un momento di silenzio, di auto-concentrazione, non può che aumentare la saggezza delle scelte e in generale la saggezza della vita. Quindi ben venga se c’è qualcuno che nel silenzio può potenziare il proprio senso critico e autocritico, anche perché, come diceva quel saggio sufi: “se passo tutto il tempo a parlare non ascolto nulla e se non ascolto nulla non imparo niente"». In alcuni paesi orientali il mondo del lavoro e la sfera spirituale sono uniti. L'Occidente laicizzato invece scinde le due situazioni. Secondo lei è positivo o no? «L’Oriente ha costruito la sua cultura in maniera olistica, quindi non c’è mai una distinzione completa tra mente, corpo e anima, e ha una visione tendente all’uno e al totalitario. L’Occidente ha specializzato la ragione e la mente razionale, questo ci ha dato anche una tecnologia molto veloce che ha accelerato i processi negli ultimi secoli... però il problema rimane sempre quello di respirare con due polmoni, come diceva Papa Giovanni Paolo II. In generale respirare con il respiro della ragione e delle emozioni è un buon modo per avere una visione equilibrata delle cose». Lei consiglierebbe di praticare la meditazione all'interno delle aziende? «E’ una cosa che nello spirito dell’azienda è possibile, ha una sua ragion d’essere, naturalmente che non sia la solita teatralizzazione di un evento un po’ improbabile». E per i "nuovi" lavoratori zen potrebbe essere curioso sapere che: "Non importa quale lavoro fai, non è quello lo scopo della tua vita... puoi essere un ciabattino, puoi essere un falegname, puoi essere un ballerino o un musicista, non ha alcuna importanza... Qualsiasi cosa ti dia pace, qualsiasi cosa porti in te una maggiore consapevolezza, qualsiasi cosa renda la tua vita colma di gratitudine… qualsiasi lavoro andrà bene. Il lavoro in sé non è importante, il fattore decisivo è ciò che accade dentro di te, mentre fai quel lavoro". (Osho, "Meditazione, motivazione e management")
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