Renzi ad Assisi per cercare santi in Paradiso (oltre all'Agesci e San Francesco)

02 ottobre 2014 ore 10:53, Americo Mascarucci
Renzi ad Assisi per cercare santi in Paradiso (oltre all'Agesci e San Francesco)
Non resta che affidarsi a San Francesco d’Assisi. Deve aver pensato anche questo il premier italiano Matteo Renzi che sabato parteciperà ad Assisi alle celebrazioni per il settantacinquesimo anniversario della proclamazione del “poverello d’Assisi” patrono d’Italia. Renzi sarà ricevuto con tutti gli onori presso il Sacro convento, ad un anno dalla storica visita del Papa nella città umbra. In Umbria Renzi si sa ha forti affinità di carattere spirituale.
La diocesi di Spoleto-Norcia infatti è retta dal vescovo Renato Boccardo per anni guida spirituale dell’Agesci il movimento degli scout di cui anche l’attuale premier ha fatto parte sin dall’adolescenza. E, a sentire i bene informati, sarebbe proprio monsignor Boccardo, in passato segretario del Governatorato della Santa Sede, il miglior alleato di Renzi nei sacri palazzi. E di appoggi oltre Tevere l’ex sindaco di Firenze ha davvero bisogno, visto che da parte dei vescovi fino ad oggi non è stata mai mostrata grande ammirazione nei suoi confronti. Non sono piaciute alla Cei certe fughe in avanti del presidente del Consiglio in materia di diritti civili, con particolare riferimento alla questione delle nozze gay, tema che continua a restare un tabù anche nell’epoca di Francesco (stranamente nessuno ricorda come proprio il riconoscimento delle unioni gay sia stato il principale terreno di scontro fra l’allora primate d’Argentina Bergoglio e il presidente Nestor Kircher). Adesso che pare certa la permanenza dell’attuale presidente Angelo Bagnasco alla guida dei vescovi fino al 2017 nonostante le voci di una sua imminente sostituzione (pare che il cambio di passo sia stato stoppato per non alimentare ulteriori tensioni alla vigilia del Sinodo sulla famiglia), Renzi rischia di ritrovarsi scavalcato nei rapporti con le gerarchie dagli “amici” del Nuovo centrodestra (l’affinità di Bagnasco con Alfano e Casini è nota) e dall’ala cattolica del Pd (leggi Beppe Fioroni). Nei giorni scorsi dagli alti vertici della Cei sono arrivati segnali di benevolenza nei confronti del Governo sul piano di rilancio del lavoro e sulla possibilità che si possa procedere ad una revisione dell’articolo 18 se questo può aiutare a rilanciare l’occupazione, fermo restando il dovere etico dell’imprenditore di tutelare i diritti dei propri operai. Intervenendo alla Camera dei deputati ad un convegno organizzato proprio in occasione dell’anniversario della proclamazione di San Francesco patrono d’Italia, di fronte al presidente della Camera Laura Boldrini monsignor Nunzio Galantino segretario generale della Cei ha dichiarato: “Al pari di quello che fece Francesco d'Assisi, se anche noi, se anche i deputati e i senatori, abbracciassero anche loro qualche lebbroso, cioè qualche realtà vera, purulenta, pure faticosa, e ce ne sono tantissime, secondo me cambierebbero anche le agende politiche. Ho l'impressione che san Francesco abbia da dire molto a noi non perché abbia da indicarci delle ricette economiche, ma soprattutto perché ha da consegnarci una ricetta di umanesimo pieno, riuscito. Guardando ad alcuni tratti della vita di Francesco, questo suo essere uomo aperto, inclusivo, riuscito, penso che richiami ciascuno di noi a chiedersi veramente se sta facendo di sé un uomo serio, coerente, o un uomo che vende chiacchiere”. Già le chiacchiere. Anche nei giorni scorsi in riferimento alle polemiche sull’articolo 18, Galantino aveva dichiarato che le contrapposizioni non aiutano a risolvere i problemi (consigliando indirettamente alla Cgil di non alzare barricate), ma al tempo stesso aveva altresì evidenziato che sui temi del lavoro i giovani hanno bisogno di fatti, non di promesse o di parole. E chi è che deve fare i fatti? Il governo naturalmente, ma la strada di Renzi è tutta in salita, vista l’opposizione della sinistra del Pd e soprattutto della Cgil che un giorno sì e l’altro pure minaccia lo sciopero generale. E allora come disse qualche anno fa Giorgio Napolitano in visita ad Assisi durante i mesi bui dell’economia italiana “affidarsi a San Francesco per l’Italia è sempre utile”. Chissà che il premier non abbia seguito il consiglio!
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