Strage nel campus: quel killer ossessionato dalla religione

02 ottobre 2015, intelligo
Strage nel campus: quel killer ossessionato dalla religione
di Anna Paratore

Il bilancio definitivo è di dieci vittime e di altrettanti feriti, alcuni in condizioni molto gravi, quasi tutti studenti. E’ accaduto all’Umpqua Comunity College di Roseburg, una cittadina in Oregon, 22000 anime a 170 miglia da Portland, e quello che rende questa ennesima tragedia se possibile ancora più grave e drammatica, è la regolarità con cui negli Stati Uniti fatti simili si ripetono.

Stavolta, a compiere la mattanza è stato un 26enne, Chris Harper Mercer, così come riferito dallo Sceriffo della Contea, John Hanlin, prostrato per la situazione ma anche molto irritato per dover riferire le generalità dell’assassino, conferendogli così quella notorietà che sicuramente il killer cercava. 

Come già accaduto in quasi tutti i casi precedenti, il folle che ha assaltato il campus si era dotato di giubbotto antiproiettili e aveva con sé almeno tre pistole e un numero notevole di munizioni, tanto da potersi permettere una sparatoria prolungata.  

Cassandra Welding, una delle studentesse del Roseburg College, e che era nella sua classe quando Chris Haper ha aperto il fuoco, così l’ha raccontata a un giornalista della CNN  che l’ha intervista poco dopo i fatti: “Ho sentito degli scoppiettii ma lì per lì non ci ho fatto caso, perché credevo che fossero quei piccoli petardi con cui spesso giocano i bambini. Poi, però, nella mia classe abbiamo capito che qualcosa non andava. Qualcuno ha detto che stavano sparando, e subito si è diffuso il panico. Ci siamo gettati in terra, sotto i banchi e ci siamo fatti scudo con gli zaini, stringendoci tra noi per cercare coraggio. Abbiamo chiuso le porte, spento le luci e siamo rimasti il più possibile in silenzio, ma eravamo sempre più spaventati, e non era facile”, ha continuato la ragazza. 

“Così abbiamo cominciato a telefonare, prima al 911 e poi ai nostri cari vuoi per chiedere aiuto ma anche per salutarli nel caso le cose si fossero messe male, e non li avessimo più rivisti”. 

Un’altra ragazza, Anastasia Boylan, ferita gravemente alla schiena da Harper, ha detto che nella sua classe l’assassino ha ordinato agli studenti cristiani di alzarsi in piedi. Quando qualcuno dopo aver ubbidito ha chiesto il perché di quella richiesta, il killer ha risposto: “Perché se credi in Dio, tra un secondo sarai con lui”, poi ha aperto il fuoco uccidendo quei ragazzi.

Le forze dell’ordine hanno fatto una prima ricostruzione di cose si sono svolti i fatti. La sparatoria ha avuto inizio in un edificio della scuola vicino alla mensa degli studenti, per poi trasferirsi nella palazzina dei laboratori di scienza dove c’è stato il maggior numero di vittime in due aule diverse. I poliziotti intervenuti hanno neutralizzato lo sparatore uccidendolo, e hanno cercato di trarre in salvo più feriti possibile, ma molti di essi sono deceduti durante il trasporto in ospedale. 

La scuola è stata poi passata al setaccio da esperti e da unità cinofile alla ricerca di armi, munizioni ed eventualmente trappole esplosive.  Il Presidente Barak Obama, immediatamente informato di quanto accaduto, è rimasto in contatto con i responsabili dei soccorsi per tutto il giorno, e in una dichiarazione ai giornalisti, ha detto: “In qualche modo queste situazioni stanno diventando una routine. E anche le mie parole perciò finiscono per essere tali. Rischiamo addirittura di diventare insensibili davanti a queste tragedie”.  Poi ha continuato: “I nostri pensieri per le vittime, le nostre preghiere per loro e le loro famiglie, non sono più abbastanza, e l’angoscia e il dolore non servono per impedire che questi massacri ci vengano inflitti, oggi a Roseburg, domani in qualche altra parte degli Stati Uniti.  Ora, è arrivato il momento di fare davvero qualcosa per far cessare tutto questo”.

La scuola rimarrà chiusa fino a lunedì prossimo mentre per Roseburg questo diverrà sicuramente il giorno più triste della sua 

autore / intelligo
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