Wwf e l'allarme "apocalittico": "Fermate le trivelle o il pianeta morirà"

02 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Wwf e l'allarme 'apocalittico': 'Fermate le trivelle o il pianeta morirà'
Inquinamento e deforestazione rischiano di far scomparire gran parte dei siti naturali Patrimonio dell’Umanità. Un rischio che interesserebbe quasi un terzo di questi siti. 

Le cause dell’inquinamento e della deforestazione sarebbero da attribuire in modo particolare alle esplorazioni effettuate per la ricerca di petrolio, gas e minerali. Un allarme contenuto nel nuovo rapporto del Wwf che pone l’attenzione su 70 delle 669 riserve protette di tutto il mondo, che vanno dai parchi nazionali alle barriere coralline. 

Il pericolo maggiore riguarda i paesi in fase di sviluppo. Infatti la lista comprende fra gli altri il “Parco nazionale del Virunga” in Congo a quello del Lago Malawi, fino a uno dei più grandi parchi faunistici mondiali, la riserva Selous in Tanzania: su quarantuno patrimoni naturali sono venticinque quelli minacciati, circa il 61% da attività o concessioni per le estrazioni. In Asia il problema riguarda ventiquattro siti su settanta pari al 34%, mentre nell'America latina e caraibica a rischio sono tredici siti su quarantuno. In Europa e nel Nord America la situazione è migliore ma non troppo, il rischio è minore ma altrettanto devastante. Infatti qui sono a rischio sette siti su settantuno, circa il 10%. 

Quello che rischierebbe di più sarebbe i il parco nazionale Donana, situato nell'estuario del fiume Guadalquivir, nel sud della Spagna, una delle zone umide più importanti d'Europa per la sua biodiversità. Viene legittimamente da domandarsi; a cosa è servito proclamare questi siti Patrimonio dell’Umanità se poi la loro esistenza è comunque messa a rischio in questo modo? 

Perché non si ferma una volta per tutte l’attività delle trivelle laddove rischia di provocare danni ingenti, o come in questo caso, inestimabili? Il WWF ha invitato aziende e governi a prendere in considerazione la creazione di zone «no-go», cioè interdette allo sfruttamento delle risorse, all’interno di alcuni siti protetti. David Nussbaum, direttore generale della ONG, ha dichiarato: «Stiamo andando fino agli estremi confini della terra per accaparrarci risorse che stanno diventando sempre più difficili da estrarre. Alcuni dei luoghi più preziosi del mondo sono minacciati da attività industriali distruttive. 

La protezione di questi luoghi simbolici non è solo importante in termini di valore ambientale, è fondamentale per la sopravvivenza e il futuro delle persone che vi abitano». "I siti naturali Patrimonio dell'umanità – attaccano dal Wwf - che coprono meno dell'1% della superficie del pianeta e hanno un valore eccezionale in termini di specie e paesaggi, corrono un rischio crescente di sfruttamento e di danni irreparabili, che a loro volta danneggiano le comunità dipendenti da questi luoghi per la sussistenza". 

Intere specie animali famose per le loro peculiarità sono inoltre a rischio estinzione. Insomma un’emergenza ambientale da non sottovalutare in nessun modo, anzi da risolvere al più presto se non si vuole condannare a morte l’esistenza stessa del pianeta.
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