Lo avevamo previsto: ecco il programma di Parolin per la nuova Chiesa

02 settembre 2013 ore 11:29, Americo Mascarucci
Lo avevamo previsto: ecco il programma di Parolin per la nuova Chiesa
È stato sin dall’inizio fra i più accreditati successori alla prestigiosa carica di segretario di stato vaticano, pur non essendo ancora cardinale.Anzi, proprio questo fatto sembrava giocare di più a suo favore, risultando un marchio di garanzia e di estraneità ai giochi di curia. Pietro Parolin è stato scelto da Papa Francesco a sostituire Tarcisio Bertone che lascia l’incarico affidatagli da Benedetto XVI. La successione avverrà il prossimo 15 ottobre.
Parolin non è affatto un novellino come qualcuno nelle ultime ore ha cercato di accreditarlo. Al contrario ha alle spalle una solida carriera diplomatica che lo ha portato ad operare nelle nunziature del Messico, della Nigeria, fino a ricoprire l’incarico di nunzio in Venezuela. Per conto della Santa Sede ha curato i rapporti con il mondo asiatico, in particolare con Vietnam e Cina affrontando questioni spinose e di notevole complessità. Proprio in virtù dell’abilità dimostrata nel trattare con il mondo asiatico, Benedetto XVI nel 2009 lo ha spedito in Venezuela dove i rapporti fra la Chiesa ed il governo socialista di Hugo Chavez erano molto tesi e conflittuali. Parolin è dunque abituato ad agire in contesti difficili per la Chiesa, ed è animato nella sua azione da forti sentimenti solidaristici con un’opzione preferenziale per i poveri che sembra accomunarlo a Bergoglio. Con Parolin sembra scontato un cambio di passo nel governo vaticano e non è da escludere che, il ruolo stesso del segretario di stato, possa subire un forte ridimensionamento. Papa Francesco ha dimostrato con i fatti di voler cambiare la Chiesa, incentrando il suo pontificato essenzialmente sulla riscoperta e la piena valorizzazione della sua missione pastorale. La politica, intesa come gestione degli affari interni ed esterni al Vaticano, nell’ottica di Bergoglio deve essere funzionale essenzialmente alla missione evangelica della Chiesa. Probabilmente se la scelta del Papa è ricaduta su Parolin anziché su altri autorevolissimi candidati come Bertello, Filoni, Becciu è perché per storia, cultura e formazione, ha saputo dimostrare di possedere, oltre alla dote del buon diplomatico, soprattutto quella del buon pastore. Cosa attendersi quindi dal nuovo segretario di stato? Sicuramente una forte contiguità con l’operato di Francesco ed una piena condivisione degli obiettivi e delle strategie da conseguire, soprattutto nel progetto di riforma della Curia e dello Ior. La vicenda di monsignor Piero Ricca, nominato dal Papa come prelato di fiducia nella banca vaticana con il ruolo di supervisore delle attività, e subito “macchiato” da accuse di omosessualità rilanciate con grande enfasi sui media da presunte “gole profonde” dei sacri palazzi, ha fatto capire a Bergoglio quanto sia difficile fare pulizia in certi ambienti. Parolin dovrà in primo luogo riportare armonia fra i vari settori dell’amministrazione, superando rivalità e conflitti acuitisi soprattutto durante il governo di Bertone. Sarà interessante vedere poi come il nuovo segretario si rapporterà con la politica italiana. Se ai tempi di Sodano le questioni nazionali venivano delegate alla Conferenza episcopale ed alla forte personalità di Ruini, con Bertone è tornato centrale il ruolo della Segreteria di Stato che ha scavalcato più volte la Cei nel rapporto diretto con i governi e con gli uomini politici. Con Parolin è probabile un cambio di passo significativo anche in questo ambito e, stando al modus operandi di Bergoglio, è assai difficile che si possa tirare in ballo con estrema facilità la Chiesa in ambito politico ed elettorale in favore di una parte contro un’altra come avvenuto soprattutto negli ultimi anni. Lampedusa e Rio de Janeiro insegnano.  
 
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