Guerra, Marcigliano: "Vi spiego il segreto di Putin, Obama, Merkel e Mogherini"

02 settembre 2014 ore 10:57, Andrea De Angelis
Dire che l'Unione Europea è contro la Russia è sbagliato per più di un motivo, "a partire dal fatto che non è unita". Inizia così l'intervista di IntelligoNews ad Andrea Marcigliano, giornalista e saggista, redattore di Il Nodo di Gordio ed esperto di geopolitica, nella quale si è parlato di Russia e Stati Uniti, Unione Europea e Medio Oriente, concentrandosi su figure quali Putin, Obama, Merkel e Mogherini, senza dimenticare un'analisi della recente storia ucraina...  
Guerra, Marcigliano: 'Vi spiego il segreto di Putin, Obama, Merkel e Mogherini'
  L'Unione Europea si mostra ostile alla Russia. Quanto c'è di vero? «Diciamo innanzitutto che l'Unione Europea non è unita come può apparire. Il ministro Mogherini è chiamato infatti a mediare una situazione di contrasto tra le cancelliere europee, divise in almeno due assi fondamentali: l'italo-tedesco e il polacco-lituano.  L'Italia e la Germania hanno interesse che non si arrivi a un contrasto troppo rigido con la Russia, tant'è vero che Angela Merkel ha appoggiato Mogherini perché, essendo sulla linea di Renzi, dà garanzie ai tedeschi. La stessa Merkel ha dichiarato più volte che non si arriverà a un contrasto aperto con la Russia.  Dall'altro lato c'è chi, come Polonia e Lituania, tira la corda per il conflitto con Mosca e Putin condizionando pesantemente la posizione europea facendo leva sulla Francia, anche se proprio l'elezione di Mogherini dimostra come le pressioni della Germania abbiano ridimensionato il pensiero di Hollande». Chi c'è nella cabina di regia europea, o ancor meglio mondiale? «Quando fu rovesciato Yanukovich, presidente legittimamente eletto, assistemmo a un colpo di mano orchestrato dalla piazza, mossa però da determinati interessi. In cabina di regia c'erano anche allora i polacchi e i lituani, ma soprattutto alcuni gruppi finanziari che avevano interesse all'allontanamento dell'Ucraina dall'area russa.  Noi dobbiamo tenere conto che negli accordi tra Stati Uniti e Russia successivi alla Guerra Fredda, l'Ucraina non sarebbe mai dovuta entrare a far parte dell'area Nato, come nessun altro ex paese sovietico, fatta eccezioni per i satelliti». Quali sono questi gruppi finanziari? «Il principale è quello che faceva leva sulla ong Open Society, guidata da George Soros. Vi è poi un'altra ong polacca, la Open Dialogue». Le province orientali dell'Ucraina sono a maggioranza russa: è questo il punto centrale? «Sono a netta maggioranza russa, storicamente russe nel senso che il Donbass, dove c'è attualmente il conflitto, è stato russo fino al 1924. Solo quando Lenin decise di conferire all'Ucraina una zona industriale vi fu la separazione.  Il conflitto, dunque, era latente. Come testimoniano bene dei servizi giornalistici era già in atto un massacro in quell'area e la Russia non poteva non intervenire. Lo sta facendo attraverso le truppe volontarie, rovesciando la situazione e riprendendosi Donetsk e i principali centri del Donbass». Quando Putin afferma che potrebbe prendersi l'Ucraina in due giorni che messaggio vuole lanciare al mondo? «Militarmente questo scenario è verosimile, mettendo in campo venti, trentamila uomini riuscirebbe se non in due giorni in massimo una settimana ad arrivare a Kiev. L'obiettivo di Putin non è però quello di prendersi l'Ucraina, ma di arrivare ad un accordo di spartizione con Europa e Stati Uniti. Questi ultimi, con la gestione Obama, hanno mostrato una politica estera piuttosto incerta».  Sicuramente non interventista... «Obama non vuole l'intervento diretto. Putin vuole dunque ottenere un'ampia autonomia per il Donbass, il che significherebbe una sconfitta per Kiev che non ha voluto mai riconoscere nemmeno la seconda lingua russa a quelle province.  La minoranza russa, che in quelle zone è maggioranza, è stata sicuramente compressa in questi anni dal nazionalismo ucraino».  Cosa comporterebbe? «Quelle province diventerebbero a quel punto non più ucraine, ma russe. Una soluzione solo giuridicamente diversa da quanto avvenuto in Crimea che invece è stata direttamente annessa dai russi. Putin sta tentando questo anche perché vede gli americani e gli europei molto impegnati sullo scenario mediorientale».  Il fatto che non esista un esercito europeo è un ulteriore stimolo per Putin? «L'Europa dal punto di vista militare non solo non è unita, ma non esiste! Ad eccezione dei britannici, tutti gli altri stanno tagliando le spese militari, Italia compresa. Stiamo aspettando intorno a Natale il cosiddetto libro bianco della Difesa, che prevederà ulteriori tagli. Sulla mia rivista, Il Nodo di Gordio, stiamo preparando proprio uno speciale sulla Difesa italiana...».   
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