Istat, il Pil miracoloso di Renzi: ecco la verità

02 settembre 2015, Luca Lippi
Istat, il Pil miracoloso di Renzi: ecco la verità
 L’Istat ha rivisto al rialzo il Pil nel secondo trimestre, portandolo a +0,3% (da +0,2%) rispetto al primo trimestre e a +0,7% su base annua (da +0,5%), mentre nel primo trimestre del 2015 il Pil italiano era cresciuto dello 0,4%, risultando quindi positivo per due trimestri consecutivi, come non accadeva dall’inizio del 2011.

E subito è partito subito il tweet di stato autoreferenziale di Renzi.

Gli aumenti sono reali, ne abbiamo verificata la consistenza, aumentano i consumi di elettricità e di carburanti (l’estate è stata molto calda e il carburante più conveniente aiuta facilmente a preferire l’uso dell’auto considerato il costo dei servizi “pubblici”).
Cresce lievemente l’occupazione, però il Jobs Act non c'entra niente. L’allungamento dell’età pensionabile (lavoratori over 50) determinato dalla legge Fornero è determinante sui numeri almeno per quanto riguarda i contratti a tempo indeterminato.

La sveglia per Renzi è stata data dal presidente di Confindustria Giorgio Squinzi (saranno diventati ex?). Queste le sue parole: “La crescita del Pil dello 0,3% non basta, anche perché non è merito nostro ma è dovuto solo al dimezzamento del prezzo del petrolio, al rafforzamento del dollaro e al Qe… Noi non abbiamo fatto le pulizie interne, bisogna fare le riforme, solo in questo modo possiamo far ripartire il Paese”.

Anche il ricorso di Squinzi alla solita frase “bisogna fare le riforme” non ancora ci è dato capire a quali riforme faccia riferimento. Qualcosa di utile sarebbe l’aumento delle retribuzioni, condizione necessaria e sufficiente per avviare una minima crescita economica, ma dubitiamo Squinzi si riferisca a questo, “armiamoci e partite” regna sovrano.

La soluzione è a portata di mano, detassare il costo del lavoro, girare i soldi direttamente nelle tasche dei lavoratori e il gioco è fatto, altro che 0,3%. Peccato che con un debito al 140% del Pil al massimo facciamo un “spritz” per leggere insieme i tweet presidenziali e poi…testa bassa e pedalare come niente fosse.

Ma passiamo ai dati.

Rispetto ai massimi precedenti alla prima crisi del 2008-2009, ma anche rispetto alla mini-ripresa del 2010-2011 la crescita è troppo lenta anche se la sommiamo alle performance degli ultimi due trimestri.Il prezzo del petrolio è molto basso già dall’inizio dell’anno, e gli effetti sul Pil sono stati insignificanti e questo non è un buon segnale.

Il rapporto tra euro e dollaro negli ultimi dodici mesi è favorevolissimo, sommato ai prezzi del petrolio bassi avrebbero dovuto fare impennare le esportazioni, e anche questo non è accaduto!

Ultimo ma non ultimo, il Qe di Mario Draghi che avrebbe dovuto (sin dall’annuncio) incentivare investimenti produttivi a sostegno della produzione e anche spinto le esportazioni, e invece niente.

Quelli succitati sono almeno tre eventi simultanei irripetibili (o difficilmente ripetibili) che hanno procurato una crescita del Pil insignificante, soprattutto se paragonata a quello che accadde prima del 2008 e nel 2010.

Diciamo che la congiuntura internazionale avrebbe offerto a Matteo Renzi delle occasioni di ripresa indotta piuttosto interessanti, e quindi il dato reale è che (peggio di Monti e Letta che non hanno goduto di questi fenomeni) ha provocato una mancata crescita (a portata di mano) di almeno il 3% sull’anno; in soldoni abbiamo perso una sessantina di miliardi. 

Chi lo tweetta questo? 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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