Scuola, il giorno del giudizio. Da questa notte 60 precari conosceranno il proprio destino

02 settembre 2015, Marco Guerra
Scuola, il giorno del giudizio. Da questa notte 60 precari conosceranno il proprio destino
Da l’una di questa notte 60mila insegnanti precari che aspettano l’assunzione possono sapere se andranno ad occupare una delle 16mila cattedre disponibili e in quale scuola d’Italia. 

Sul sito del ministero dell’Istruzione scopriranno infatti se sono riusciti ad entrare di ruolo in uno dei tanti istituti italiani. Per decidere avranno dieci giorni di tempo. Entro la mezzanotte dell’11 settembre. La mancata accettazione della proposta comporterà l’esclusione del professore precario dal piano straordinario di assunzioni e la cancellazione da tutte le graduatorie nelle quali si è inseriti. Unica eccezione prevista per i docenti che otterranno una supplenza annuale. La deroga consiste nel posticipare la nomina in servizio al prossimo anno scolastico. Resta la polemica sul numero di docenti che dovranno lasciare la propria regione. Solo uno su dieci secondo il ministro Giannini. Uno su cinque, invece, sostengono i sindacati.

"Puo' capitare di spostarsi, ma la contropartita è la stabilità del posto. E su 102mila assunzioni parliamo solo del 10, al massimo del 15% del totale, cioè quello che è sempre stato anche negli anni passati, solo che prima erano supplenti mentre ora avranno il posto fisso", ha detto in un'intervista al 'Corriere della Sera' il ministro Giannini, rispondendo a chi parla di 'deportazione' degli insegnanti in seguito al piano sulla scuola. 

"Con la mobilità dopo tre anni potranno spostarsi – ha aggiunto ancora Giannini -, capisco le preoccupazioni, soprattutto per quanto riguarda le donne che hanno una famiglia. Ma sinceramente non mi sento di martirizzare questa situazione e parlare di 'deportazione' è inaccettabile".
Intanto sale la tensione anche tra presidi e sindacati. Questi ultimi hanno infatti promosso una campagna di resistenza alla riforma inviando agli insegnanti un documento che suggerisce i comportamenti per "risparmiare alla scuola gli effetti più deleteri della legge 107".
 Contro questa iniziativa si è chiaramente espressa l’Associazione nazionale presidi (Anp) che ha replicato con una nota con cui denuncia “un clima di scontro, che sfocerà, secondo un copione già visto, in scioperi, blocchi della didattica, occupazioni e altro. Tutto ciò – si legge ancora -  di cui la nostra scuola non ha alcun bisogno e che non giova a farla "buona"”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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