Tasse sulla casa: la mossa di Renzi è inutile, meglio toccare il catasto

02 settembre 2015, Luca Lippi
Tasse sulla casa: la mossa di Renzi è inutile, meglio toccare il catasto
Facciamo il punto della situazione circa il prelievo fiscale sulla casa degli italiani che Renzi vorrebbe riportare a livelli “meno invasivi” addirittura a deficit (con l’orrore di Padoan che non concorda affatto).

La promessa del Premier di tagliare la tassa sulla prima casa rischia il naufragio, preannunciato dal vicepresidente della commissione Europea Dombrovskis che a proposito dice: “Noi non suggeriamo in genere agli stati di ridurre le imposte sugli immobili perché non riteniamo sia un tipo di tassa che va a deterioramento della crescita” e aggiunge “l’Italia sta già beneficiando della flessibilità nel patto di Stabilità, ha ottenuto un aggiustamento di bilancio più lento. È importante che non si devii da questo percorso. Il processo delle raccomandazioni è stato chiuso meno di due settimane fa”

In buona sostanza di tagliare le tasse sulla casa non se ne deve parlare.

Fare un confronto delle imposte immobiliari fra diversi paesi non è facile perché il paragone si deve comporre tenendo presente diversi parametri e quindi non è possibile proporre numeri in assoluto, a tale proposito però corre in soccorso Confedilizia che ci illumina avendo operato i calcoli considerando tutti i parametri economici.

Nel 2011 prima dell’avvento di Monti e dell’Imu, la pressione fiscale era in linea con l’Europa, cioè allo 0,7% del Pil. Con l’introduzione dell’Imu la tassazione è più che raddoppiata arrivando all’1,5%, mentre in Europa è salita allo 0,8% (dunque una differenza di 0,7%).

Fra tutti i Paesi Ocse l’Italia è quarta dietro a Stati Uniti, Francia e Regno Unito, tutti paesi in cui l’elevata tassazione sugli immobili è compensata da una tassazione complessiva sul reddito meno elevata.

In Italia la tassazione globale sul reddito e sugli immobili vale il 15% del Pil, mentre negli altri paesi oscilla fra l’8 e il 10%.
Per cercare di allineare la pressione fiscale sugli immobili si dovrebbe operare una riduzione delle rendite catastali considerando lo stato di vetustà degli immobili e la loro locazione. Dunque a fronte di una pressione fiscale esagerata rispetto ad altri Paesi, già in Europa, rimane comunque del tutto inutile operare modifiche circa la tassazione quando sarebbe sufficiente semplicemente rimodulare il catasto seguendo logiche comprensibili e eque. 

Ad esempio in Francia si paga la Tax fonciere: è dovuta dal proprietario dell’abitazione e la base imponibile è pari al 50% del valore locativo; l’aliquota varia a seconda della regione. A questa si aggiunge l’Import de solidaritè sur la fortune (Isf) sui patrimoni netti posseduti superiori a 800.000 euro (aliquota tra lo 0,5%  e l'1,50%). Infine la Tax d’habitation: è dovuta dall’inquilino dell’immobile; l’aliquota è variabile a seconda della regione di residenza.

In Germania si paga la Tassa fondiaria: i comuni applicano un’imposta sul possesso di immobili basato sul valore catastale (multiplo valore locativo); le aliquote variano in ogni comune a seconda dell’utilizzazione del bene (aliquote base 0,35%). A questa si aggiunge la Tassa di proprietà che varia da città a città (tra 150 e 300 euro per appartamento). Oneri urbanistici-tasse locali si pagano da 0,75 a 1,5 euro per metro quadrato.

In Spagna si paga la Impuesto sobre Bienes Immeubles (Ibi): è dovuta dal proprietario con un’aliquota di solito pari allo 0,50% del valore catastale per le proprietà urbane e 0,30% per le proprietà agricole da applicare al valore catastale (pari a circa il 70% del valore di mercato).

Nel Regno Unito si paga la Council Tax: è un’imposta locale; esistono otto classi di appartenenza per ogni immobile; l’aliquota varia a seconda della regione (da 1,2% a 3,5%)

In tutti questi casi l’imposta finale risulta superiore non per numeri assoluti (tuttavia i saldi sono superiori) ma per rapporto sul reddito procapite e sul Pil del Paese. In aggiunta a questo si deve considerare la Tasi che ha fatto saltare il banco, ma "non si può dire" perché non deve esistere l’ipotesi che le tasse siano aumentate negli ultimi mesi... 

Tuttavia il sospetto che l’aumento sia stato propedeutico a compensare la mossa di luglio del Presidente del Consiglio è da non trascurare. Peccato che l’Europa ha ormai “contabilizzato i proventi” per consentire flessibilità, dunque difficilmente gradirà il cambio di direzione.

Quanto sta accadendo riporta alla memoria lo scontro fra Tremonti, Berlusconi e Ue, oggi i protagonisti sono Padoan, Renzi e sempre Ue, chissà quale sarà il finale stavolta. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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