Lavoro: cessati gli incentivi, ecco cosa cambia nel 2017

02 settembre 2016 ore 13:33, Luca Lippi
Il bonus assunzioni ha costituito un’agevolazione e uno sgravo contributivo per i datori di lavoro che assumono personale a tempo indeterminato, è stato introdotto con la legge di Stabilità 2015, e aveva segnato una sorta di rivoluzione, la previsione/speranza è sempre stata quella che avrebbe incrementato le assunzioni a tempo indeterminato a vantaggio di lavoratori e datori di lavoro.
La legge di Stabilità 2016 poi, aveva prorogato gli sgravi contributivi in favore dei datori di lavoro che effettuavano nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato dal 1° gennaio al 31 dicembre 2016, ma i benefici non hanno raccolto i risultati sperati.
Ora il Governo Renzi ha dichiarato la fine dei bonus assunzioni dopo che gli ultimi dati Istat hanno sancito un lieve calo della disoccupazione. Per questo il governo, vedendo l’impennata di contratti a breve termine e un insolito ritorno dei voucher, ha deciso di interrompere gli incentivi sulle assunzioni e ora prova a dare un scossa al mercato del lavoro puntando sulla produttività, su nuovi contratti aziendali e sugli sgravi per il Sud Italia.
In sostanza, che cosa sta per succedere?
Il Governo punta la strategia che si completa in due diverse fasi; prima tenderà a rafforzare la detassazione sui premi aziendali di produttività, poi punterà sulla riforma dei contratti.
In tutto questo non verrà in alcun modo modificato il contratto nazionale né quello territoriale, ma si lavorerà a livello aziendale, con lo stanziamento di risorse pubbliche pari a quasi un miliardo di euro l’anno.

Lavoro: cessati gli incentivi, ecco cosa cambia nel 2017


Detassazione premi produttività
La Legge di Stabilità 2016 ha riproposto per quest’anno la detassazione dei premi di produttività mettendo a disposizione delle aziende per tutto l’anno 2016 la somma totale di 344,7 milioni di euro.
Con la fine del bonus assunzioni la decisione è quella di rafforzare la detassazione dei premi di produzione nel triennio 2017-19  portando da 2.500 a 3.500 euro la soglia di reddito tassato al 10% e da 50 a 70 mila i redditi coinvolti, dunque anche una parte dei dirigenti.
Il costo dell’operazione si aggira attorno a 137 milioni il primo anno, 309 nel secondo, 301 nel terzo.

Nuovi contratti aziendali
Gli interventi contrattuali saranno stabiliti a livello aziendale: si punta a depotenziare nei fatti il contratto nazionale dei lavoratori spostando i benefici sul contratto in azienda.
Il Governo è convinto che in questo modo le aziende pagheranno meno tasse, mentre i lavoratori guadagneranno di più. Non si escludono altri interventi, come ad esempio maggiore partecipazione dei lavoratori alla governance aziendale.

Sgravi fiscali per il Sud Italia
Il Governo Renzi ha anche pensato alle aree di crisi più colpite dalla disoccupazione. Al Sud Italia ci sono più di 30 mila lavoratori che rischiano di restare senza ammortizzatori sociali, per questo si pensa di attuare nuove politiche di ricollocazione e di introdurre altri sussidi di disoccupazione.
Al Sud i bonus assunzioni sono confermati, ma solo per le categorie deboli come i giovani, le donne e i disabili e sono finanziati con i fondi europei.

autore / Luca Lippi
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