Che ne sarà di Giorgio Armani (sulla scia di Dolce e Gabbana)

20 aprile 2015, Americo Mascarucci
Cosa ne sarà adesso di Giorgio Armani? Anche su di lui si abbatterà come una mannaia la scomunica del politicamente corretto? Sapete cosa ha dichiarato il noto stilista? Che i gay non si devono vestire da gay. 

Ha insomma contestato la sempre più evidente ostentazione dell’omosessualità. Sentite cosa ha detto Armani: “Un uomo omosessuale è uomo al 100%. Non ha bisogno di vestirsi da omosessuale. Perché un uomo deve essere un uomo”. E poi ha aggiunto: “Quando l'omosessualità è esibita all'estremo, come per dire 'Ah, sai sono omosessuale', questo è qualcosa che non ha niente a che fare con me”. Questo quanto dichiarato dallo stilista al giornale britannico Sunday Times. 

Insomma, dopo la polemica innescata da Dolce e Gabbana contro la cultura dei “figli sintetici” e le adozioni gay, ecco che un’altra forte critica al mondo omosessuale giunge da un altro autorevolissimo esponente della moda italiana.

Un gay che sembra vergognarsi, non delle sue inclinazioni sessuali, ma di come certe organizzazioni gay sono state capaci di ridurre l’omosessualità in una caricatura. 

Armani non si vuole dunque riconoscere in quella cultura gay che ha trasformato l’omosessualità in un carnevale (un lurido carnevale lo definiva Giovanni Testori altro intellettuale dichiaratamente gay) con l’ostentazione di una condizione che si vuole ad ogni costo spettacolarizzare. 

Che ne sarà di Giorgio Armani (sulla scia di Dolce e Gabbana)
E così ecco che nell’immaginario collettivo oggi l’omosessuale è identificato come colui che sfila al gay pride vestito da donna con le piume di struzzo, i lustrini, il rossetto, il rimmel, la parrucca, le tette gonfiate ad arte, mentre magari si scambia effusioni con un altro uomo. 

Ma che bisogno c’è di travestirsi in questa maniera, esibire la propria condizione quasi fosse una finzione, una eterna carnevalata? Armani dice no, e il fatto che a pronunciarsi in questa maniera contro un’omosessualità esibita in modo spesso grottesco, è la dimostrazione più evidente di come anche fra gli omosessuali stia iniziando a svilupparsi e a prendere piede la consapevolezza di dover difendere la normalità dell’essere gay, proprio dai goffi tentativi di renderla normale. Non è travestendosi da omosessuali e sbandierando pubblicamente la propria condizione sessuale che ci si può sentire finalmente normali? 

La normalità per Armani sta invece nell’essere se stessi, nel comportarsi appunto normalmente, senza facili esibizionismi, né inventando mode incentrate sull’esaltazione dell’omosessualità come diritto da difendere. 

Anzi, proprio dietro i discutibili e spesso volgari travestimenti tipicamente gay per molti sembra nascondersi la frustrazione di una normalità ricercata ad ogni costo e trasformata in diversità proprio da chi si rifiuta di essere considerato diverso, Ma se non sei diverso o non ti reputi tale perché devi travestirti da gay mostrandoti di fatto diverso dagli altri? La cosa forse che farà più scandalo nelle parole di Armani è probabilmente il riferimento al gay come uomo, e quindi all’inutilità di vestirsi in una determinata maniera per rendere evidente il suo status di gay. 

Ma un uomo per quanto gay resta sempre un uomo e quindi deve comportarsi da uomo, senza creare “figure da laboratorio” spesso modellate con il ricorso alle tecniche artificiali che manipolano il corpo rendendolo, non come è realmente, ma come l’individuo vorrebbe che fosse, un corpo da gay. Ma per Armani non può esistere un corpo da gay, perché appunto il gay è e resta un uomo. Lo stilista dunque sulla scia di Dolce e Gabbana sembra abbattere i luoghi comuni sull’omosessualità, cominciando dallo spazzare via la concezione di un’omosessualità, non da vivere ma da ostentare. 

Perché alla fine il punto è tutto qui, i luoghi comuni sui gay spesso nascono proprio da quella visione deformata che si ha dell’omosessualità. Una visione contro la quale gli stessi gay cominciano a prendere le distanze. Che siano le prime conseguenze positive della tanto decantata teoria trans-gender? 
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