Strage migranti, la portavoce della Croce Rossa: "No all'opzione militare. Serve Mare Nostrum europeo"

20 aprile 2015, Marco Guerra
Strage migranti, la portavoce della Croce Rossa: 'No all'opzione militare. Serve Mare Nostrum europeo'
“Non esiste una soluzione sola, servono interventi su più linee: diplomazia, cooperazione ed accordi internazionali. Assolutamente da evitare l’opzione militare”. Così la portavoce della Croce Rossa italiana, Laura Bastianetto, che nella conversazione con Intelligonews, esclude che ci siano le condizioni per un intervento umanitario sulle coste libiche.

Come si pone la Croce Rossa italiana davanti a questa ennesima tragedia annunciata?

«Triton non basta, è un programma che non impegna tutta l’Europa e tende a mettere in sicurezza i confini invece di fare soccorso in mare. Noi lo diciamo da tempo che serve una operazione Mare Nostrum europea».

Ma l’azione non può fermarsi al soccorso in mare se non vogliamo più raccogliere cadaveri nel Mediterraneo...

«Certo, la Croce Rossa chiede la creazione di corridoi umanitari per far sì che non si parli più di tratta e per levare il monopolio agli scafisti».

Corridoi umanitari con la Croce Rossa in prima linea...

«La Croce Rossa è presente in 189 Paesi con altrettante società nazionali, siamo il front office di quello che succede nel mondo. In questo momento siamo in tutti i teatri di crisi: Eritrea, Somalia, Nigeria, Siria. E’ posso dire che è normale che ci sia una massa di persone che tentano di scappare da questi conflitti. Non possiamo inorridire davanti al rapimento delle ragazze nigeriane da parte di Boko Haram e poi meravigliarci che queste persone vengano a cercare una vita migliore in Europa. Il presidente della Croce Rossa Italiana Francesco Rocca l’ha detto chiaramente: non chiamiamola emergenza, perché se si continuiamo a chiamarla emergenza non si creeranno mai le politiche strutturali per affrontare il fenomeno».

Visto che siete in tutto il mondo, ritenete possibile la creazione di campi di accoglienza in Libia dove poter accogliere i migranti e poter vagliare le loro richieste di asilo, come propongono molti esponenti della politica?

«In Libia c’è la Mezza Luna libica ma la situazione è caotica e totalmente destabilizzata. Esiste un enorme problema di sicurezza che noi non possiamo risolvere. Quindi sinceramente non ci convince la soluzione dei campi profughi sulle coste libiche. Sarebbe troppo pericoloso per tutti, per i migranti e per gli operatori umanitari. Abbiamo campi in Giordania e Turchia ma lì fortunatamente c’è un’altra situazione».

E poi in Libia ci sono anche i jihadisi dello stato Islamico...

«Si infatti, dobbiamo considerare che in Siria, dall’inizio della guerra civile, sono stati uccisi più di 50 operatori della Mezza Luna siriana».  

Ma se non si interviene direttamente sulle coste quali soluzioni abbiamo per non far salpare le carrette del mare?

«La soluzione non è semplice e non ce l’ha in tasca nessuno. Noi lo scorso anno abbiamo soccorso e curato circa 140mila migranti degli oltre 170mila giunti sulle nostre coste. Sappiano che è un flusso inarrestabile e che ci sono più fattori su cui bisogna intervenire. Come ricorda sempre il presidente Rocca, dopo la guerra in Libia e la caduta di Gheddafi, invece di far ratificare ai nuovi governati le convenzioni di Ginevra, le potenze occidentali hanno preferito fare la “corsa all’oro” per accaparrarsi le risorse energetiche libiche, e ora fanno tutti le lacrime di coccodrillo. Insomma le soluzioni vanno cercate su più linee: corridoi umanitari, relazioni diplomatiche, ratifica di convenzioni, programmi di sviluppo in loco».

Di in un intervento militare internazionale per creare stabilità proprio non volete sentir parlare?

«Siamo assolutamente contrari, non sarà mai la Croce Rossa a proporre un intervento armato».  

Ma i migranti sanno quello che rischiano? Quando passano per vostri campi non potrebbero essere dissuasi nel intraprendere questi viaggi?

«Noi come Croce Rossa Italiana facciamo un lavoro enorme di accoglienza nei porti siciliani, ma dalle testimonianze che raccogliamo posso dire che tante persone scappano da una situazione molto più rischiosa di quella che andranno ad affrontare. Molti di quelli che arrivano sono perfettamente consapevoli che potevano incorrere nel rischio di morire durante il tragitto verso le nostre coste, ma scappano lo stesso, attraversano il deserto e pagano miglia di dollari per uno scafismo a tappe che li espone a innumerevoli pericoli. Se sono disposti a fare tutto questo, poi il mare non li spaventa».
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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