Dopo Doha (non) volano i barili: petrolio ancora a picco

20 aprile 2016 ore 13:40, Luca Lippi
Perché ci siamo svegliati con un forte calo del prezzo del petrolio? I maggiori produttori  ed esportatori di oro nero si sono riuniti a Doha nel Qatar per trovare un accordo che in qualche modo mettesse in frigo il ritmo produttivo sui livelli di gennaio. Non è un “cartello” solamente un provvedimento per fare emergere il mercato nero e per "mettere una mano sul capo" all'Iran che ha voglia di recuperare il tempo perduto nella vednita del prezioso minerale, e poi anche per porre un freno alla turbolenza sul mercato.
Nelle scorse settimane l’aspettativa su un congelamento della produzione da parte dei maggiori produttori di greggio aveva fatto rimbalzare le quotazioni dal minimo di 26dollari toccato oltre un mese e mezzo fa. 
Che succede ora? Il prezzo del petrolio può tornare ai minimi di 13 anni o scendere ancora più in basso? Attualmente il prezzo del petrolio WTI scambia in ribasso del 4.08% a 39.92 dollari al barile, da quota $41.50 segnata nella sessione di venerdì. Il Brent perde il 3.38% a quota 41.37 dollari al barile. Il mancato accordo di Doha è destinato a bruciare gran parte del rialzo degli ultimi due mesi e potrebbe venir cancellato in un mercato che ha già sopportato un anno turbolento. La maggior parte degli analisti (specializzati nel settore) dichiarano chiaramente uno scenario decisamente ribassista.

Dopo Doha (non) volano i barili: petrolio ancora a picco
Cosa farà scendere ulteriormente il prezzo? Gli hedge fund ed altri money manager avevano aumentato le posizioni long (scommesse che il prezzo del petrolio sarebbe aumentato), nel complesso degli investimenti parliamo di un 11% circa contabilizzato a martedì ultimo scorso.
Se gli investitori inizieranno ad abbandonare questi posizionamenti rialzisti, le conseguenze avranno un forte peso sul prezzo del petrolio, è la legge del mercato! Tuttavia, sulla base della legge del mercato (l’incrocio della domanda e dell’offerta) indipendentemente dall’intervento dell’Opec basta razionalizzare la domanda per regolare il prezzo del petrolio, e in questo caso potrebbe agire da leva positiva la produzione in diminuzione negli Stati Uniti, e il rallentamento della domanda in Cina.
Quello che è certo, la turbolenza del prezzo del petrolio causa turbolenza su mercati azionari, le azioni del comparto bancario, per esempio, hanno una forte esposizione al settore energetico nei propri portafogli, e sono già state messe sotto pressione dal forte calo del prezzo del petrolio.
Perché l’accordo a Doha è fallito? Russia, Arabia Saudita, Qatar e Venezuela avevano trovato un’intesa per bloccare i livelli di produzione qualora anche altri Paesi fossero stati d’accordo, a Doha si doveva confermare questa strategia. Tutto è saltato perchè l’Arabia, leader dell’OPEC, non ha voluto confrontarsi con l’Iran (o viceversa), che solo recentemente è tornata nel mercato internazionale del petrolio dopo la fine delle sanzioni ad inizio anno.
Prima della riunione, Iran ha confermato all’ultimo minuto che non avrebbe partecipato. Da mesi Teheran ribadisce che non accetterà di bloccare i livelli di produzione finché non raggiungerà i livelli di output (livelli di estrazione) del Paese prima che avessero inizio le sanzioni internazionali.

autore / Luca Lippi
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