In Senato fiducia a Renzi ma il discorso è questione di e-mozioni

20 aprile 2016 ore 10:34, Lucia Bigozzi
Renzi supera lo scoglio della sfiducia al governo ma stavolta è diverso. Non è sfuggito ai commentatori politici più navigati il contenuto e i toni che hanno dato corpo e forma all’intervento del premier nell’Aula di Palazzo Madama. A molti, infatti, è sembrato più un discorso “emotivo” che esclusivamente politico e Renzi è apparso più incline al commentare gli altri – quelli che democraticamente non lo condividono – che a concentrarsi sulle cose concrete da fare. Alcuni analisti, insomma, osservano un “cedimento” del premier nel modo di comunicare e di analizzare la realtà che gli sta intorno, non solo quella (virtuale) dei social. M5S e Fi avevano presentato mozioni di sfiducia, cassate dall’Aula con 183 no per quella dei grillini e con 180 no per quella forzista. 
Ma è proprio la replica finale del premier a destare i maggiori “sospetti” in chi – minoranza dem e opposizioni a parte – comincia a individuare crepe nelle granitiche certezze renziane. 

“Credo sia legittimo non essere d'accordo sui provvedimenti, ma non si può negare che argomenti al centro del programma siano stati affrontati con successo e mi riferisco espressamente alla riforma costituzionale, alla legge elettorale, ai provvedimenti sulle tasse”, dice il premier rivolto ai senatori di Fi sottolineando poi che “questo Parlamento sta facendo quello che si era impegnato a fare e il governo sta facendo quello che si era impegnato a fare con il Parlamento”. Insomma una difesa su tutti i fronti quella di Renzi che proprio per questo è sembrato più emotivo che politico, che non si smentisce neanche sul punto contestatissimo del Jobs Act ribattezzato da Fi “il Flop Act”. Lui ribatte: “Un'accusa strumentale nei confronti della riforma del mercato del lavoro. Meno 22%" le richieste di disoccupazione. Da quando ci siamo noi il debito è passato dal 132,4 al 132,7, un numero molto impressionante. Ma tra il 2008 e il 2011, il debito sul Pil è passato dal 102 al 116% per poi crescere ancora. Questi sono i numeri e i fatti”. 

Ad altre latitudini e in altri tempi, abbiamo sentito lo stesso refrain. Sull’inchiesta di Potenza e più in generale i dossier al vaglio dei magistrati che riguardano politici, aggiunge che “un avviso non è mai una condanna e per questo non chiederemo le dimissioni dell'assessore 5 Stelle di Livorno”. Sul punto specifico, cioè la vicenda che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi, ancorchè non indagata né coinvolta nell’inchiesta, conferma: “Non c’è nessuna ipotesi di corruzione per il governo”. 
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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