Il prelievo forzoso si avvicina? E’ questione di velocità e di clausole di salvaguardia

20 aprile 2016 ore 13:16, Luca Lippi
Prelievo forzoso vicino o bufala da rete? Per rispondere occorre tornare indietro con la memoria per analizzare i rischi a cui stiamo andando incontro senza farci condizionare dai media. La notizia che corre i queste ore è la riforma del sistema pensionistico, che in concreto sarà in agenda per il mese di novembre 2016. Quindi a che pro parlarne così incessantemente ora, quando ancora non c’è neanche una bozza di riforma vera e propria? Si parla solo di ipotesi di uno o dell’altro come potrebbero fatte da chiunque di fronte a un Campari al bar!
Ma c’è un problema. Il 15 di questo mese è stata presentata la situazione dei conti pubblici a Bruxelles, e quindi entra nel vivo la questione del deficit e soprattutto per quanto riguarda i cittadini, i rischi che si corrono nella corsa a recuperare risorse per evitare “violenze economiche” estreme ed urgenti.

Il prelievo forzoso si avvicina? E’ questione di velocità e di clausole di salvaguardia

In che cosa consistono queste “violenze finanziarie”? Facile. Prelievo forzoso, aumento dell’Iva o aumento di tasse sulle rendite finanziarie, what else?
Nella legislatura attuale, ci sono stati due governi (al momento) quello di Enrico letta e quello di Matteo Renzi attualmente in carica. Il primo governo aveva ipotizzato un freno alla spesa pubblica, attraverso la spending review, con tagli per 7 miliardi nel 2014, 18 miliardi nel 2015, 34 miliardi nel 2016. Il secondo governo Pd di questa legislatura, invece, si ferma a 25 “ed è difficile andare oltre”, ammette Pier Carlo Padoan.
Non deve sfuggire che quelle cifre sono state inserite all’interno dei conti tendenziali dello stato, Fabrizio Saccomanni (banchiere, economista e politico) all’epoca Ministro dell’Economia (28 aprile 2013 - 22 febbraio 2014) non può che darcene conferma. Che cosa sono i conti tendenziali? Sono le cifre che vengono offerte a bruxelles a titolo di “impegno” allo scopo di garantire la non automatica entrata in azione delle clausole di salvaguardia (aumento Iva e accise sulla benzina).
Il governo attuale, sfruttando al massimo la flessibilità di bilancio riconosciuta dalla Commissione (e anche oltre), punta a non ridurre la spesa come previsto da Letta, cercando sempre di non far scattare le clausole di salvaguardia. 
Da un mucchio di tempo si parla di spending review, tuttavia quello che si è riusciti a fare è stato solo un taglio lineare alla Pubblica Amministrazione, e questo è stato fatto da Padoan e Saccomanni e per essere onesti da tutti quelli prima fino ad arrivare a Tremonti. Ora siamo alla resa dei conti, quelli definitivi? Vediamo: il 15 aprile è stato consegnato il Documento di economia e finanza (Def) a Bruxelles e su questo deve anche essere indicato come correggere eventuali squilibri dei conti di quest'anno (abbiamo visto che ce ne sono e sono anche importanti). In sintesi, gli squilibri di finanza pubblica, verosimilmente, saranno coperti attraverso il congelamento delle spese non ancora impegnate: nella sostanza, un blocco della spesa per il 2016.
Ma il problema sarà la definizione del profilo di finanza pubblica per il 2017! Le difficoltà per il governo arriveranno dal quadro macro economico di riferimento. Al ministero dell'Economia hanno già rivisto al ribasso le stime del Pil. Difficilmente potrà essere rispettata la previsione dell'1,6%, a causa della deflazione (riduzione dei prezzi). E proprio la scarsa reattività della crescita unita alla bassa inflazione del 2015 sono alla base della riduzione dello 0,8% del costo del lavoro in Italia nel 2015: il dato più basso della Ue, che ha fatto registrare un aumento del costo medio del lavoro dell'1,3%.
Aggiungiamo pure che la base imponibile, strettamente collegata ai redditi della popolazione, si sta contraendo notevolmente, basta vedere i dati Inps che per due mesi consecutivi registrano una riduzione dell’occupazione, oltretutto i nuovi lavori sono a reddito bassissimo, e questo contrae le spese e qujndi le entrate per lo stato…in sostanza, da dove prenderanno i soldi che sono necessari per non farsi bocciare da Bruxelles ma solo rimandare?
Dunque mentre parlano di Pensioni che è un problema a novembre, stanno aspettando di capire come tappare il buco che si è creato nei conti pubblici e che sta allargandosi notevolmente e a vista d’occhio causa minori entrate e maggiori uscite inutili (leggi Bonus). Presumibilmente non possono evitare di prendere in considerazione a seconda dell’urgenza di aggiustare i conti dello Stato rispettivamente: aumento di accise e sigarette (già fatto), prelievo forzoso su conti correnti (e non aspettatevi che vi avvertano prima) e in ultimo l’aumento dell’Iva, che sull’aumento della benzina e delle sigarette già fatto è anche più proficuo. Aspettiamo con ansia di avere torto. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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