Pensioni a 75 anni, Bagnai: "E' l'americanizzazione dell'Europa: stanno tracciando la strada 'privata'"

20 aprile 2016 ore 16:34, Marco Guerra
Guerra tra generazioni, migranti, euro, crollo dei salari e americanizzazione della società europea. È un’analisi a tutto campo quella che offre ad IntelligoNews l’economista Alberto Bagnai commentando l’allarme di Boeri sui giovani che rischiano di andare in pensione a trent’anni.

Prof. Bagnai come commenta le fosche previsioni del presidente dell’Inps Boeri sulle pensioni dei giovani di oggi?

“Il presidente dell’Inps cita i risultati di uno studio interno all’istituto che mette in guarda sul fatto che se ci sono interruzioni nella storia contributiva questo rischia di riflettersi pesantemente sulla pensione nel futuro, a questo proposito il presidente dell’Inps parla addirittura di generazione perduta. Allora, credo che ci sono due livelli per commentare, uno è tecnico ma mi è impossibile fare un commento di questo tipo perché le fonti non rinviano al documento interno dell’Inps e perciò non posso addentrarmi in questi calcoli. Dovrei, inoltre, cercare di capire il perché di una certa schizofrenia sui segnali che riceviamo. Ovvero se da un lato il nostro l’Inps ci mette in guardia sulla sostenibilità del sistema previdenziale, dall’altra dobbiamo ricordare che ogni anno a settembre, quando esce il rapporto della Commissione Ue sui sistemi previdenziali, il sistema italiano sulle previsioni a lungo termine risulta essere sempre relativamente in buona salute.  Chi esce male è la Germania che ha un serio problema demografico, per risolvere il quale ha gestito in modo inopportuno la crisi dei migranti. Mi rendo conto che è un commento tecnico parziale ma mi riferisco ad un documento che non è stato reso pubblico”.  

Pensioni a 75 anni, Bagnai: 'E' l'americanizzazione dell'Europa: stanno tracciando la strada 'privata''
Per quel che riguarda il commento politico?

“Noto una tendenza pericolosa ad impostare il dibattito sul sistema pensionistico come una serie di guerre fra poveri: figli contro padri e lavoratori contro i migranti. Mi riferisco al fatto che l’afflusso rifugiati viene indicato in modo non opportuno come un toccasana, i numeri dicono invece che per il sistema previdenziale ci sono spese da sostenere nel breve periodo, tra l’altro la proposta di Renzi di emettere titoli di Stato per sostenere queste spese ha il pregio di confermarci che migranti sono un costo. Il problema che mi preoccupa di più è di chi mette i figli contro i padri, cosa immorale che grida vendetta ma soprattutto non ha motivo di essere. Si vuole far credere che è colpa dei privilegi dei padri se i figli non hanno lavoro, quando invece è colpa di una classe politica che non sa dare un lavoro ai figli e che di conseguenza non dà una pensione ai padri”.

Due generazioni di vittime…

“Viviamo in periodo nel quale è evidente il fallimento della politica economica nel perseguire occupazione: se non c’è lavoro non c’è creazione di valore, se non c’è valore non si sostiene il sistema pensionistico. La radice del problema è che la disoccupazione è voluta perché serve a difendere l’Euro”.

Si spieghi meglio…

“Serve a difendere l'Euro perché in presenza di una moneta unica, e quindi di una rigidità del cambio fra Paesi europei, questi possono adattare il passo delle proprie economie non facendo variare il valore della moneta ma quello dei salari, e nei Paesi deboli questa variazione deve essere al ribasso. Se ne è accorta perfino la Camusso che dice: se non puoi svalutare la moneta svaluti il salario, ma siccome il lavoratore non lo accetta la disoccupazione serve a convincerlo ad accettare. Quindi è inutile lamentarsi della disoccupazione se poi si sostiene il sistema che la rende necessaria”.

Quindi il fantasma della disoccupazione rende il lavoratore più disponibile ad accettare tagli di salario?

"Certamente questa è una relazione che si osserva in tutto il mondo, i lavoratori stabili sono anche contrattualmente i più forti. Quello che succedeva fino agli anni ’80. Ma questo è un fenomeno globale, l’economia basata sul profitto finanziario è un’economia basata sulla disoccupazione perché nel breve periodo per qualsiasi imprenditore il modo per alzare il profitto è abbassare il salario. La disoccupazione è alta per i giovani perché qualcuno difende questo sistema”.

Rischiamo un nuovo prelievo forzoso?

“La situazione italiana non è particolarmente rosea; se l’hanno fatto nel ’92, quando avevamo una banca centrale ed eravamo padroni a casa nostra, non mi stupirei se lo rifacessero oggi che siamo in condizioni  molto peggiori. È plausibile che se la prendano con l’anello più debole della catena, il piccolo risparmiatore”.

Che consiglio possiamo dare ai giovani alla luce dei ragionamenti che ha fatto prima?

“L’unica arma che abbiamo è documentarsi, tutto sommato l’Inps sta facendo un’operazione di trasparenza che ha un valore inviando il prospetto pensionistico, tuttavia serve anche consapevolezza delle tendenze di fondo. La strada che stanno tracciando vede il privato che prevarrà sul pubblico in tutti i settori, ci costringeranno ad avere un’assicurazione sanitaria privata, ad indebitarci per mandare i nostri figli in scuole private… per fare questo vengono prese misure per convincerci che il pubblico faccia schifo. La prima misura è sottrarre fondi al pubblico non consentendogli di fare prestazioni. La stessa dichiarazione di Boeri va in questa direzione, dice io non vi posso assicurare nulla quando sarete anziani, quindi andate a fare un piano previdenziale privato, anche se con quali soldi non si sa. Io dico ai 30enni che devono combattere una battaglia politica, affinché le tutele pubbliche non vengano smantellate. A chi pensa di cavarsela da solo e crede che gli altri siano solo dei parassiti auguro buona fortuna, a chi ha un minimo di senso dello Stato della collettività dico di partecipare con attenzione al dibattito politico per cercare di capire chi vuole indirizzare il nostro sistema verso il sistema americano, dove per una settimana in ospedale ti partono 50mila dollari, e regolarsi di conseguenza. Quello che vogliono è l’americanizzazione dell’Europa”.

Ma in questo modo si crea angoscia e paura e tutti rinviano le spese, insomma è un cane che si morde la coda e che non giova al rilancio dell’economia…

“E’ vero, in questo modo non si rilancia l’economia, ma loro non sono interessati a rilanciare l’economia di tutti. Chi ragiona così vuole rilancia l’economia sua. La crescita è poca ma in questa poca crescita i salari scendono e i profitti salgono. Le crisi provocano una caduta del rapporto salari e il capitale ne approfitta per chiedere una mano ai lavoratori, sono sempre loro a pagare. Insomma è vero che alla fine se l’economia si ferma ci rimette anche il capitalismo, ma nel frattempo a qualcuno va peggio e a qualcuno va sempre meglio”.
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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