Apple "smaschera" gli 007 (Italia compresa) con il Transparency Report

20 aprile 2016 ore 20:08, Andrea De Angelis
Il caso Apple-Fbi non è di certo superato, anzi. Intanto Apple unisce al dibattito tra sicurezza e privacy anche quello sulla trasparenza e lo fa con il suo nuovo rapporto nel quale rende note le richieste ricevute da parte delle forze dell'ordine statunitensi (e non solo) nel secondo semestre del 2015. Quello "smaschera" ovviamente non si riferisce a nulla di inconfessabile, ma rivela come la tematica, seppur attraverso spartiti diversi, si ripresenti.

Sono oltre mille (1.015 per la precisione) richieste di informazioni sui propri utenti, relative a 5.192 account, da parte delle forze dell'ordine a stelle e strisce nella seconda metà dell'anno da poco conclusosi. nel secondo semestre 2015. Le richieste hanno riguardato account su iTunes e iCloud, compresi nomi e indirizzi ma anche foto, email, documenti, contatti e agende archiviati
Il report di Apple supera i confini continentali e arriva fino in Europa, dove ad esempio le autorità britanniche hanno inoltrato richieste relative a 248 utenti, quelle tedesche a circa 150 utenti e quelle francesi su "appena" 65 utenti. Il primato supera però il vecchio continente e va decisamente alla Cina, che ha chiesto informazioni su 6.724 account. Apple, come riporta Repubblica.it, ha inoltre ricevuto dalle forze dell'ordine Usa circa 4mila richieste relative a oltre 16mila dispositivi - iPhone, iPad, computer Mac - principalmente per questioni relative a smarrimenti o furti. 
Venendo allo Stivale, le autorità italiane hanno fatto 966 richieste di dati ad Apple che hanno coinvolto 2109 dispositivi. In tutto Cupertino ha risposto fornendo alcuni dati al 62% delle richieste coinvolgendo 600 dispositivi. Facendo riferimento ai primi sei mesi del 2015 le domande singole delle forze di polizia italiane sono state 906 e hanno coinvolto 1291 dispositivi. Una crescita dunque importante.

Apple 'smaschera' gli 007 (Italia compresa) con il Transparency Report
Tornando al caso Fbi, va detto che la telenovela non conosce fine.
 Un giallo per certi versi incredibile, anche perché riguarda tutti noi. La cronaca nera c'entra, ma solo in parte. In ballo è quel rapporto tra privacy e sicurezza che ha portato in tempi non sospetti lo stesso Obama a pronunciarsi. Ma andiamo con ordine, partendo dalle novità. 
Il  21 marzo, poco dopo il termine della conferenza stampa di Apple in cui ha presentato i nuovi iPhone SE e iPad Pro 9.7, l'FBI ha reso noto di essere in grado di sbloccare l'iPhone 5C dell'attentatore nella strage di San Bernardino e di non aver bisogno della backdoor chiesta ad Apple. Per questo ha chiesto e ottenuto l'annullamento dell'udienza che avrebbe dovuto tenersi il giorno seguente.
"Il governo ha avuto accesso ai dati conservati nell'iPhone di Farook e di conseguenza non richiede più l'assistenza di Apple" si legge nel documento depositato dal dipartimento di Giustizia, dopo che le autorità competenti "hanno con successo recuperato i dati".
Non si sa però quale metodo è stato utilizzato. Apple ha intenzione di farsi dire dall'Fbi il metodo che è stato utilizzato, e non si sa se tale richiesta porterà di nuovo l'azienda guidata da Tim Cook a scontrarsi con l'Fbi in tribunale. Questo è il punto che potrebbe riaprire un caso apparentemente chiuso. 
Il capo della FBI James Comey ha dichiarato in data 7 aprile che il governo aveva "acquistato uno strumento" che ha permesso agli investigatori di accedere all'iPhone appartenente all'attentatore di San Bernardino. Riguardo il contenuto dei dati trovati nell'iPhone, il New York Times ha riportato nei giorni scorsi che Baker ha spiegato che sono stati analizzati ma ancora è presto per dire se sono utili alle indagini. Comey ha poi aggiunto che lo strumento utilizzato funziona solo sul modello 5C di iPhone, il tipo di telefono utilizzato dall'attentatore. E ora resta da capire cos'altro accadrà...
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