Laura ora c'è, ma 8 mesi con l'Isis prima della fuga: "Usano cure mai viste prima"

20 aprile 2016 ore 19:16, Andrea De Angelis
La libertà per lei è arrivata dopo quasi 9 mesi. Quasi fosse una gravidanza. Il punto è che non era una prigioniera rapita da qualcuno o qualcosa, ma una donna libera che liberamente aveva deciso di cambiare vita. Quando ha capito di aver sbagliato era troppo tardi. 

Ora, lei partita dal Belgio e rientrata in Italia dopo due terzi di anno in Siria, racconta la sua esperienza a Repubblica. Lo fa anche per evitare che altre possano comportarsi come lei. Usa parole forti, "lavaggio del cervello", "propaganda", anche attraverso video e immagini, oltre che ovviamente a parole. Il consiglio è di "parlare con qualcuno prima". Prima di emulare quanto fatto da lei. 
La storia la racconta il noto quotidiano: dal luglio 2014 all'8 marzo 2015 (simbolicamente, proprio il giorno della festa della donna) Laura è stata una mamma europea nel Califfato. "Abitavo ad Al Bab con mio marito, nel governatorato di Aleppo". Ne ha osservato le regole e i dogmi. Sono bastate poche settimane per sperimentare ciò che la propaganda dell'Isis le aveva presentato in modo diverso. Sicuramente non come lei se lo aspettava.
Laura ora c'è, ma 8 mesi con l'Isis prima della fuga: 'Usano cure mai viste prima'
Le domande della giornalista sono incalzanti, lei non risponde a tutte. Ma dice molto. Così ad esempio quando le viene chiesto ci siano tasse da pagare rivela un aspetto spesso sconosciuto: "Dottori, ospedali e medicine ci sono, ma non è come da noi: usano cure che in Europa non avevo mai visto". Poi si parla della sua giornata tipo: "Mi era vietata qualsiasi cosa. Durante il giorno badavo a mio figlio, pulivo la casa e preparavo il pranzo e la cena. Ero obbligata a portare il burka, non avevo la libertà di uscire di casa se non con mio marito. Nemmeno per fare la spesa. Senza di lui, non potevo decidere niente. Le regole da seguire sono pesantissime. E siamo sorvegliati giorno e notte". Neanche per fare la spesa. Lei che, prima di partire, lavorava in un supermercato. 
Venendo alla propaganda, spiega il perché di quella scelta: "Lo Stato Islamico non lo conoscevo per niente, non ero interessata. Poi però lui mi ha messo in testa delle cose che mi hanno fatto cambiare idea: la propaganda dell'Is è fortissima, ci sono cascata e mi sono radicalizzata. Lo immaginavo come l'unico posto adatto ai veri musulmani". E aggiunge di non essere stata costretta da nessuno: "La decisione l'ho presa da sola". 

Infine l'appello, quasi accorato alle altre donne. A chi ha voglia e immagina di poter fare un percorso simile al suo (fuga esclusa, ovviamente). Le parole sono quelle con cui si conclude l'intervista: "Non partite, riflettete prima di farlo. Una volta laggiù, è quasi impossibile tornare indietro. Anche se vi fanno capire che tutto è facile, credetemi, non lo è. Non fatevi fare il lavaggio del cervello, e prima di prendere decisioni parlatene con qualcuno. Evitate di fare l'errore che ho fatto io, perché la mia vita adesso è rovinata".


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