Gli aspiranti nuovi presidenti della Conferenza Episcopale Italia. Chi sono, chi erano

20 dicembre 2013 ore 11:15, Americo Mascarucci
Gli aspiranti nuovi presidenti della Conferenza Episcopale Italia. Chi sono, chi erano
Salgono a tre gli aspiranti nuovi presidenti della Conferenza Episcopale Italiana. Nella successione ad Angelo Bagnasco, è entrato in posizione di forza, l’arcivescovo di Perugia Gualtiero Bassetti nominato da papa Francesco nella Congregazione dei Vescovi in sostituzione proprio dell’arcivescovo di Genova. Secondo quanto riferito dal quotidiano Il Messaggero, sarebbe soltanto il primo atto che dovrebbe portare Bassetti al vertice della Cei. Usiamo il condizionale perché sono tanti i vescovi italiani che Bergoglio sembra tenere in grande considerazione e che avrebbero a suo giudizio tutti i titoli per guidare la Cei ed aspirare al cardinalato nel primo concistoro utile. Ma per volontà dello stesso Francesco il futuro presidente non sarà scelto dal Papa come avvenuto fino ad oggi, ma dall’assemblea dei vescovi, come prevede la bozza di modifica statutaria voluta dal Pontefice. Fatto questo che comporterà inevitabilmente una mediazione fra le varie anime e sensibilità diverse, presenti all’interno della Cei. I progressisti continuano a puntare sul vescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte, teologo fra i più affermati, ma percepito come il fumo negli occhi dagli ambienti tradizionalisti per alcune sue prese di posizioni giudicate troppo di rottura con la dottrina. Nel momento in cui la Chiesa si trova a dover decidere che tipo di approccio adottare nei confronti dei divorziati risposati, delle famiglie di fatto, delle coppie gay, il vescovo Forte è considerato troppo aperto rispetto a determinate questioni dottrinali. Pertanto alla fine si dovrà puntare su candidati di mediazione e fra questi rientra anche Bassetti. Il candidato ideale dovrebbe possedere i seguenti requisiti; essere dotato di una particolare propensione pastorale, possedere una spiccata sobrietà, essere estraneo ai giochi di Curia e, per l’appunto, non essere troppo progressista in campo dottrinale. Un candidato insomma moderato. Un altro nome che potrebbe benissimo rappresentare il giusto equilibrio fra conservatorismo e progressismo è quello del vescovo di Verona Giuseppe Zenti, che ha dalla sua una particolare predisposizione per i temi sociali e per le materie che riguardano il mercato del lavoro. La nomina di Bassetti nella Congregazione dei Vescovi è stata letta da molti come una sorta di suggello papale ad una sua possibile ascesa ai piani alti della Cei. Ma attenzione, anche la scelta di Giuseppe Bertello nella commissione degli otto cardinali chiamati ad assistere il Papa nella gestione della Chiesa a livello universale era stata interpretata come un primo passo verso la segreteria di stato. Invece poi, per il ministero degli Esteri vaticano,  la scelta di Francesco è caduta su Pietro Parolin del tutto estraneo agli ambienti curiali. Intanto con l’uscita di scena di Bagnasco si chiude definitivamente l’era Bertone, visto che era stato proprio l’ex segretario di stato di Benedetto XVI a perorare la nomina dell’arcivescovo di Genova, con l’obiettivo di ridimensionare il potere esercitato sui vescovi dall’ex presidente Camillo Ruini, fedelissimo di Giovanni Paolo II. Una brutta notizia per i Popolari di Mauro e Casini che vedono evaporare sempre di più, passo dopo passo, la possibilità di ottenere appoggi oltre Tevere, a sostegno delle loro strategie neo centriste, o post democristiane che dir si voglia. L’aria è davvero cambiata all’interno dei sacri palazzi e i raduni di Todi probabilmente resteranno un lontano ricordo.
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