Stop alla radioterapia, il cancro si combatte con il biochip radar

20 dicembre 2015 ore 11:24, Micaela Del Monte
Stop alla radioterapia, il cancro si combatte con il biochip radar
Un radar che scova le cellule malate, una biopsia perpetua non invasiva che tiene sempre sotto controllo la salute del paziente. Insomma, un biochip che monitora continuamente chi ne fa uso.

La scoperta viene dall'Australia e in molti sono convinti che sarà destinato ad essere una pietra miliare nella decennale lotta delle medicina contro il cancro. A sostenere le potenzialità del nuovo trovato nella terapia contro il tumore, è Majid Warkiani il medico che ha guidato il team di ricercatori che è riuscito a fare questa importante scoperta. Secondo Warkiani la nuova scoperta è destinata a rivoluzionare la lotta contro il cancro. L’invenzione australiana ha la capacità di controllare il sangue, di scovare le cellule malate di cancro e di eliminarle prima che attacchino quelle sane, un procedimento paragonabile alla dialisi insomma. Il biochip pare sia in grado di isolare e rimuovere dal flusso sanguigno le cellule tumorali che comprometterebbero quelle sane.

“E’ come una biopsia liquida non invasiva – ha spiegato da Majid Warkiani del Centre for Nanomedicine – che può segnalare la presenza di qualsiasi tipo di cancro solido, che sia ai polmoni, al seno o all’intestino, senza dover ricorrere alla chirurgia. Il biochip potrà essere usato sia per una diagnosi tempestiva, sia per monitorare la risposta del paziente ai trattamenti.” E’ un vero e proprio meccanismo di filtraggio, il sangue sarà depurato , con un operazione di rimozione delle cellule cancerogene ed il resto del flusso sanguigno sarò riciclato. Questa scoperta potrebbe aprire grandi prospettive in quest’ambito. Anche il biochip australiano, quindi, si muove in un solco ben preciso che la medicina antitumorale è già avviato da tempo e il cui obiettivo è superare le varie radioterapie e chemioterapie che distruggono non solo le cellule affette dal tumore ma anche quelle che sono sane determinando serie ripercussioni sulla salute del paziente.

Il dottor Majid Warkiani ha comunque precisato che il biochip, che è stato scoperto nei laboratori dell’University of New South Wales di Sydney può essere utilizzato per allungare la vita del malato di cancro. Il biochip, quindi, non è la soluzione definitiva alla lotta contro il tumore ma può essere certamente di aiuto per raggiungere questo scopo.  Il principio su cui si basa la nuova scoperta è dunque quello del filtraggio. Il chip, infatti, filtra il sangue andando ad individuare quelle che sono le componenti malate. Fatte le dovute proporzioni, la nuova scoperta australiana può essere paragonata ad un meccanismo pulitore che passa al setaccio tutto l’organismo dell’uomo, andando ad eliminare le parti che non sono sane e non toccando tutto il resto.
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