Galan (Fi): “Matteo-Silvio, molto più di un dialogo. Io spacchetterei il ministero dell'Economia"

20 febbraio 2014 ore 13:55, Lucia Bigozzi
Galan (Fi): “Matteo-Silvio, molto più di un dialogo. Io spacchetterei il ministero dell'Economia'
I quattro del quid: Berlusconi, Renzi, Grillo e... Bossi". "Nel duello Grillo-Renzi ha vinto il leader del M5S".  A Intelligonews Giancarlo Galan, parlamentare forzista, non svela il “quid” della notizia, ma dice molto sulla prospettiva che il nuovo corso renziano rappresenta per Forza Italia. Netto su Grillo: “Dice cose bestiali ma mediaticamente ha vinto”. Tranchant su Alfano…
Onorevole Galan, che si sono detti Renzi e Berlusconi nei cinque minuti da soli? «Ma come posso saperlo…». Non faccia il vago. «Non posso saperlo, dico solo che se fossi stato al posto di Brunetta o Romani avrei sofferto molto… (sorride, ndr). Difficile interpretare Berlusconi in un momento come questo, ci vorrebbe il mago Otelma…». Insisto: politicamente che segnale è? E’ qualcosa che va oltre il patto sulle tre riforme costituzionali? «Per come conosco Berlusconi dopo 28 anni che sono con lui, a mio avviso è qualcosa di più di un dialogo. Mettendo insieme la dichiarazione molto bella di Berlusconi sull’esito dell’incontro compreso il riferimento dal punto di vista umano agli anni che anagraficamente lo separano da Renzi, e la mia conoscenza di Berlusconi, la sensazione che ho è che nella stretta di mano che si sono dati – come avveniva ai vecchi tempi – c’è un segnale che conta, cosa molto rara in politica». Un’intesa che quindi va oltre il patto sulle riforme? «Va molto oltre, nel senso che non è solo su una cosa specifica. E’ la stretta di mano tra due uomini che si parlano, si stimano: esattamente quello che è mancato in questi venti anni costellati solo da odio e rancore da parte della sinistra nei confronti del competitor politico. Quella fase è finita: da oggi si può dire che ci sono le condizioni per costruire finalmente un bipolarismo corretto in virtù del quale uno vince e l’altro perde ma nessuno dei due punta alla distruzione dell’avversario, come avviene nelle moderne democrazie, in Inghilterra e in America». Faccia a faccia Renzi-Grillo: chi ha vinto e chi ha perso? «Con mio sommo dispiacere dico che ha vinto Grillo». Perché? «Ha ottenuto due risultati sul piano mediatico. Anzitutto se posso dare un consiglio a Renzi, dico che doveva essere maleducato e dopo tre minuti dire a Grillo che se era lì’ per fare comizi lui non aveva tempo da perdere perché deve occuparsi dell’Italia. Detto questo, Grillo è riuscito a oscurare tutto il resto». E sul piano politico qual è il suo giudizio? Non trova che Grillo abbia usato l’aggressività verbale perché teme che Renzi gli porti via i voti, a cominciare dalle europee? «E’ evidente. E anche per questo Renzi avrebbe dovuto stopparlo prima, perché era una mossa prevedibile. Il mio giudizio? E’ come quando vedo pubblicità straordinarie ma di prodotti che non comprerò mai. Sul piano politico Grillo ha detto cose che mi fanno venire i brividi, ha parlato di dittatura sobria, definendosi non democratico. Ha detto cose bestiali: uno che parla di decrescita felice è uno che ci condanna alla miseria». Alfano dà l’ok a Renzi ma mette i paletti sul programma. Partenza in salita? «Le ho parlato di tre persone che hanno una marcia in più, che il ‘quid’ ce l’hanno per davvero: Berlusconi, Renzi, Grillo ai quali ne aggiungo un quarto nella fase originaria: Bossi. Passare da loro ad Alfano…». Sì ma al Senato Alfano ha i numeri che servono al governo Renzi. «Calma. Lo vedremo. Voglio vedere cosa succede a proposito di programma: ricordo che Renzi in campagna elettorale per le primarie ha detto che una legge per le unioni omossessuali lui la vuole fare. Sacconi ancora ieri ha detto che non ne vuole neanche sentire parlare. A me più che condizioni sembrano ricatti di piccoli partiti. Per questo sono dell’idea che Renzi abbia sbagliato, nel senso che una volta approvato l’Italicum doveva andare al voto in modo tale che i piccoli partiti sarebbero stati asfaltati, per dirla con un termine molto in voga. E con loro tutti i ricatti che hanno contribuito, insieme alla burocrazia e tanti altri lacci e lacciuoli, all’ingovernabilità». Perché Renzi non riesce a trovare il ministro dell’Economia? «Perché è difficile e perché, forse qualcuno sul Colle più alto, gli suggerisce idee diverse. Io al posto di Renzi farei una cosa che vado dicendo da tempo, l’ho detta quando c’era Tremonti e la ripeto oggi: spacchetterei il ministero del Tesoro. Non è pensabile affidare alla stessa persona la politica delle entrate – fisco e quanto ne consegue – e la politica delle uscite, perché ne fai il padrone dell’Italia; peggio: rendi padroni dell’Italia i burocrati che stanno al ministero». Al di là delle riforme, su cosa darete battaglia a Renzi in parlamento? «La prima priorità si chiama lavoro; va costruito tutto quello che riguarda e sta intorno al tema del lavoro, in primis il cuneo fiscale. Ci aspettiamo che il primo impegno del governo sia a favore delle imprese. La manifestazione del popolo delle partite Iva è più che un segnale e purtroppo se ne parla poco». Dica la verità: esiste un soccorso azzurro a Renzi? «Esiste, per principio, a favore dell’Italia. Il contributo più grande che possiamo dare è alla costruzione di un bipolarismo vero, moderno perché per noi il bene superiore è il Paese. E questo la dice lunga sullo spirito che c’è; dopodichè faremo campagna elettorale perché prima o poi torneremo a votare in questo paese…E allora noi proporremo le nostre ricette liberali, loro quelle stataliste e la gente deciderà col voto». Ma se su alcuni temi ce ne fosse bisogno? «Faccio un esempio: il caso Marò. E’ pensabile che qualcuno possa fare il furbo e danneggiare l’immagine del paese? A queste scene noi non parteciperemo, anche se ci ricordiamo bene come molti leader della sinistra, animati dall’odio verso Berlusconi, hanno tentato di offuscare l’immagine dell’Italia a livello internazionale su casi analoghi». Nel suo partito c’è chi sostiene che in fondo, vista la nuova stagione di Renzi, sarebbe stato meglio un impegno più diretto di Fi. Cosa risponde? «Il posto di Fi è all’opposizione. Noi siamo alternativi al Pd». Anche Alfano dice che Ncd è alternativo al Pd. «Quando torneremo al voto vedremo cosa otterrà Alfano… facciamo scorrere un po’ di acqua lungo il fiume anche se io avrei un po’ di fretta e spero che la corrente scorra più velocemente».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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