Cardini (storico): “Ma gli ucraini conoscono l'Europa? La guerra di scacchi tra Obama e Putin sta venendo qui..."

20 febbraio 2014 ore 19:09, Lucia Bigozzi
Cardini (storico): “Ma gli ucraini conoscono l'Europa? La guerra di scacchi tra Obama e Putin sta venendo qui...'
“Un grande gioco di scacchi dietro ai fatti di Kiev”. Da un lato il blocco russo-asiatico dall’altro quello americano-occidentale, con in mezzo un’Europa in difficoltà. E’ lo scenario che Franco Cardini, storico, disegna nella conversazione con Intelligonews, leggendo in controluce le notizie che arrivano dall’Ucraina.
Professor Cardini, cosa c’è dietro i fatti di Kiev? «Quello che c’è sempre stato, forse dagli anni ’90 da quando è caduta l’Unione Sovietica e la potenza russa si è ristrutturata riorganizzandosi con una politica euroasiatica che per un verso fosse continuista rispetto a quella sovietica, per altro verso segnasse un cambiamento. Quello che c’è in questo momento è uno scontro tra quello che potremmo chiamare blocco euroasiatico e un blocco occidentale». In che senso? «Chiunque segua con un po’ di attenzione, prestando fede ma non troppo ai mass media, ciò che sta succedendo nel mondo euroasiatico mediterraneo, si sarà accorto di una cosa: c’è stato un restringimento delle primavere arabe che hanno finito per agire soprattutto sull’Egitto entro certi limiti, poi sulla Siria; a questo si aggiunge il braccio di ferro nel Caucaso». Come in un gioco di scacchi? «Esattamente. L’America piazza una pedina in Georgia a Tiblisi e i russi rispondono estendendo la repubblica del Causaso che appartiene al blocco russo agli irridentisti dell'Ossezia all’interno della Georgia. Insomma, un gioco di scacchi che si sposta verso l’Europa, investe l’Ucraina e adesso potrebbe succedere qualche spostamento anche in Bielorussia, mentre i paesi baltici sono già guadagnati allo scacchiere americano-atlantista. Ora bisogna aspettare la prossima mossa russa». Ma i russi hanno già mosso le loro pedine in Siria. «I russi sono stati abilissimi a disinnescare progressivamente la bomba siriana in una certa misura e soprattutto quella iraniana; hanno inoltre punti di azione diplomatica nel vicino Oriente. Da parte loro, gli americani hanno risposto con grande intelligenza e finezza in questo gioco paradossale di specchi. Ma c’è una novità…». Quale? «A fronte di una politica americana incerta e molto possibilista che ha abbandonato le idee di egemonia assoluta, l’elemento nuovo è dato da alcune forze europee che cercano di ottenere la leadership politico-diplomatica all’interno dell’Europa». A chi si riferisce? «C’è una proposta di leadership della Francia, l’abbiamo vista agire in Libia, in Siria con l’Inghilterra che gli faceva da sponda ma poi si è tirata indietro e questo ha evitato forse un estendersi del conflitto siriano anche per l’intervento del Papa con la giornata di digiuno per la pacificazione in Siria da un lato, e dall’altro con la richiesta di Putin di rilanciare i colloqui di pace. Certo, la leadership francese non piace agli altri europei soprattutto agli inglesi; i tedeschi sono più prudenti mentre gli italiani per bocca del ministro Bonino dicono che la porta diplomatica con la Russia deve restare aperta. Siamo in un momento molto interessante: si fa difficoltà a pensare che gli scontri a Kiev si ha difficoltà a pensare che gli oppositori siano solo un movimento spontaneo represso con la violenza dal governo». Lei che idea si è fatto? «Il fronte ucraino interno degli oppositori sembra ben organizzato e fa pensare che possa contare su un appoggio esterno, come è successo in Siria. Dunque non c’è solo la questione del gasdotto e la volontà di buona parte dell’opinione pubblica ucraina di entrare in Europa? C’entra il gasdotto e c’entra la speranza di una parte dell’opinione pubblica di entrare in Europa, anche se mi chiedo che razza di informazioni in Ucraina abbiano di questa Europa. Oggi l’Europa vice un momento di difficoltà, è un’Europa chiusa, con strutture politiche che non esistono, un parlamento che non legifera. Di forte c’è solo l’euro che ci salva dall’inflazione e bisogna ringraziarlo. Trovo semplicistico ricondurre i malumori europeisti a movimenti populisti, in realtà c’è un malessere profondo; c’è in sostanza un problema dell’Europa ad agire non solo come Eurolandia ma soprattutto come grande forza politica e morale. Per ora non l’ha dimostrato e se gli ucraini verranno con noi – e io sono un innamorato di Kiev – mi domando per farci cosa, per finire come i Greci o come certi stati balcanici che dopo alcuni mesi si sono detti delusi dall’Europa?».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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