La password della settimana: stepchild adoption. Cosa dice la Crusca

20 febbraio 2016 ore 9:00, Paolo Pivetti
Nel vocabolario Inglese-Italiano di Fernando Picchi troviamo la traduzione del termine stepchild: in italiano è figliastro. Dunque stepchild adoption significa chiaramente adozione del figliastro. Ci precipitiamo a consultare sul Gabrielli, Dizionario delle Lingua Italiana, il termine figliastro e troviamo: “Figlio o figlia d’altro letto rispetto al nuovo coniuge, dal latino tardo filiastrum”.

Tutto chiaro. E allora, perché adozione del figliastro è diventata nel disegno di legge Cirinnà stepchild adoption? È una questione di snobismo linguistico? Come quando nelle riunioni di marketing i rampanti parlano di target invece che di obiettivo o quando gli anglofili perversi buttano lì una mission corredata spesso di opportuna vision, o usano reciprocare anziché contraccambiare tanto per farci capire che un piede di là dall’Atlantico lo hanno già messo?

Dopo le varie spending review invece di revisione della spesa, o jobs act invece di legge sul lavoro, sentivamo proprio la mancanza di questa impronunciabile “stepciaild adopscion”.
Ben sappiamo che non è soltanto una questione di snobismo, dal quale peraltro i nostri provincialissimi politici piddini non sono affatto esenti. Si tratta piuttosto di una mascheratura potremmo dire eufemistica, dove cioè il termine anglosassone serve per far passare un concetto piuttosto ostico e indigeribile, nascondendone il vero significato sotto lo scoppiettio di un inglese, pronunciato in modo più o meno maccheronico.

Tutto quanto sopra non è più una novità; ed è stato abbondantemente digerito dal nostro stomaco ormai d’acciaio; e non varrebbe la pena di ruminarlo ulteriormente se non per una notizia di questi giorni: sul tema si è mossa l’Accademia della Crusca. Ottimo l’approccio degli illustri accademici che hanno definito improponibile il lemma stepchild adoption. Ma al momento di indicare un rimedio, scartata la perifrasi adozione del figlio del partner, chiarissima ma ritenuta poco agile, cassata adozione del figliastro, parola a quanto pare priva di tutele politically correct, ecco la soluzione proposta: tradurre stepchild in configlio. Avete letto bene: configlio, cioè figlio più il prefisso con, che di solito indica unione, collegamento, come in conterraneo, compaesano, cobelligerante, consuocero, consuocera, coinquilino, corrèo...
Ma cosa accadrà quando, al primo refuso, cose che possono accadere a chi stampa, il ridicolo configlio diventerà coniglio? Chi glie lo va a raccontare a Vendola &c. che grazie alla Cirinnà d’ora in poi tutti i gay potranno godere il diritto dell’adozione del coniglio?
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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