San Bernardino e Apple: Facebook, Twitter e Google contro l'Fbi. E John McAfee trova la soluzione

20 febbraio 2016 ore 15:12, Micaela Del Monte
Negli scorsi giorni la Apple si era trovata ad affrontare una difficile situazione legata alla strage di San Bernardino, l'attacco ad un centro di assistenza per disabili dove morirono 14 persone e 23 furono i feriti. Un giudice federale infatti aveva ordinato ad Apple di fornire tutta l'assistenza necessaria affinché si arrivi a decrittare un iPhone posseduto da uno dei due attentatori.
La decisione del giudice si era resa necessaria per il prosieguo delle indagini, per scoprire chi erano le persone con cui gli attentatori avevano relazioni e per scoprire anche quali erano stati gli spostamenti degli stessi prima di portare a temine l'attentato. Ecco perché il giudice si era rivolto alla Apple.

Sul sito di Apple era poi arrivata la risposta dell'azienda con una lettera a firma del Ceo, Tim Cook, il quale rispondeva al giudice dichiarandosi contrario a decrittare i propri iPhone, "compromettere la sicurezza dei nostri dati personali può mettere a rischio la nostra sicurezza personale. È per questo che la crittografia è diventata così importante per tutti noi". Nella lettera Cook parlava anche del "caso San Bernardino" che rischia di diventare per Apple un pesante precedente. Il Ceo ribadisce la condanna del terribile attentato e rivendica la collaborazione offerta all'FBI sin dai giorni successivi all'attentato. "Ma adesso", continua Cook nella lettera "il governo ci chiede qualcosa che semplicemente non abbiamo e riteniamo pericoloso creare. In pratica ci hanno chiesto di realizzare una backdoor per l'iPhone". Cook si era quindi detto contrario ad operare così come ordinato dal giudice anche perché, "se finisse nelle mani sbagliate (si riferisce alla procedura richiesta dall'FBI), il software potrebbe sbloccare qualsiasi dispositivo".
San Bernardino e Apple: Facebook, Twitter e Google contro l'Fbi. E John McAfee trova la soluzione
Ora in "sostegno" a Cook è arrivata la proposta di John McAfee, l'inventore di uno degli antivirus più utilizzati al mondo e ben conosciuto per le sue affermazioni stravaganti ed estreme: poche settimane fa si è persino candidato come Presidente degli Stati Uniti. 
McAfee, in un lungo articolo pubblicato su Business Insider, ha spiegato di voler aiutare l'FBI ad accedere al dispositivo senza obbligare Apple a creare una backdoor, un'eventualità che spaventa tutto il settore tecnologico, McAfee compreso. "Questa è la mia offerta. Sbloccherò gratuitamente le informazioni presenti nell'iPhone dell'attentatore di San Bernardino con il mio team" si legge nell'articolo. "Impiegheremo tre settimane per farlo. Se accetterete, non dovrete chiedere ad Apple di creare una backdoor, cosa che rappresenterebbe l'inizio della fine per l'America".

Questa soluzione, secondo McAfee, consentirebbe all'Fbi di risolvere immediatamente il problema ed eliminare le preoccupazioni dei difensori della privacy. Il messaggio, in pieno stile McAfee, contiene diverse frecciate contro l'bi, definita piena di "esperti rigidi e meno talentuosi dei miei prodigi". "Perché i migliori hacker del mondo non lavorano per l'agenzia? Perché l'Fbi non assume chi ha una cresta viola, piercing e tatuaggi o che vuole fumare erba mentre lavora" ha spiegato nel suo articolo. "Ma potete scommetterci che i cinesi e i russi stanno assumendo persone simili e lo hanno fatto per diversi anni. È per questo che siamo decenni indietro nella corsa tecnologica". Al di là di queste considerazioni, l'offerta di McAfee, se reale, potrebbe effettivamente risolvere il problema. Non resta che attendere la risposta dell'FBI.

Anche l'amministratore delegato di Google, Sundar Pichai, appoggia la decisione di Apple di non rispettare l'ordine del giudice che ha chiesto all'azienda di fornire all'Fbi assistenza tecnica per ricavare informazioni utili dall'iPhone di Syed Rizwan, uno dei due attentatori della sparatoria di San Bernardino. Insieme a lui, a favore di Cook, si sono schierati anche Jan Koum, ceo di Whatsapp, e in nottata è arrivato anche l'appoggio di Mark Zuckerberg e di Facebook.


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