Caso Marò, tra Italia e India è scoppiata la guerra di nervi

20 gennaio 2014 ore 15:12, Lucia Bigozzi
Caso Marò, tra Italia e India è scoppiata la guerra di nervi
Ennesimo rinvio. L’India gioca coi rinvii: 3 febbraio è la nuova data fissata dalla Corte Suprema sui due Marò. La motivazione è: il governo indiano sta cercando di risolvere la questione, ma l’impressione è che si stia tenendo in piedi una guerra di nervi, francamente intollerabile.
Oggi l’Italia ha presentato un ricorso lamentando i ritardi nell’avvio del processo contro Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati di aver ucciso due pescatori indiani nel febbraio 2012. Stamani nel corso dell’udienza la Corte Suprema indiana ha chiesto al rappresentante dell'accusa di compiere uno sforzo “autentico” per stoppare le lungaggini che hanno finora ritardato l’avvio del processo a carico dei due Marò. ULTIME NEWS DA NEW DELHI. Secondo quanto riporta l’agenzia Ians i giudici Chauhan e Chelameswar avrebbero dichiarato: “Se state tentando di trovare una soluzione, non abbiamo obiezioni. Ma deve trattarsi di un tentativo genuino di risolvere il problema”. Il procuratore generale Vahanvati ha assicurato ai giudici, che hanno fissato una nuova udienza per il 3 febbraio, che il governo sta “cercando di trovare una soluzione”. Il procuratore ha anche lamentato il fatto che alcuni dei testimoni che si erano “impegnati a comparire” in tribunale “non si sono presentati”, in relazione all’interrogatorio degli altri quattro militari italiani presenti a bordo della Enrica Lexie, avvenuto in video conferenza. Da parte sua, l’avvocato dei due fucilieri di Marina, Mukul Rohtagi, ha ricordato ai giudici della Corte Suprema che, nonostante sia trascorso un anno da quando la Corte ha trasferito il procedimento dal Kerala a New Delhi, gli inquirenti non hanno ancora presentato i capi di imputazione per i due militari italiani. Ed è questo il nodo sul quale si ha l’impressione che in India si stia giocando col tempo. LA LINEA DI PALAZZO CHIGI. Il governo italiano ha chiesto che in attesa del processo e dei capi di imputazione ancora da formulare, i due Marò possano tornare a casa. Il ministro della Difesa Mario Mauro ha riferito di “un’azione congiunta del governo italiano, non solo in ambito europeo ma anche sullo scenario internazionale. E c’è una forte pressione, attraverso atti formali, presso la Corte indiana affinchè vengano rispettate le norme e le regole fissate da quella stessa Corte: dopo un anno dalla sentenza di quella Corte, non abbiamo ancora un atto di accusa. Dal nostro punto di vista è giusto che i nostri fucilieri di Marina tornino a casa per aspettare la formalizzazione delle accuse”. Sulla stessa lunghezza d’onda il ministro degli Esteri Emma Bonino che stamani a Bruxelles per il Consiglio dei ministri degli Esteri dell’Unione europea ha osservato che “se a due anni dai fatti avvenuti non si è neanche in grado di stabilire un capo di accusa è evidente che questa è una violazione di qualunque idea di giustizia adeguata”. Fin qui le dichiarazioni di giornata, cioè le parole. I fatti, però, non ci sono. E l’India continua a giocare coi rinvii.
autore / Lucia Bigozzi
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