La cocaina causa l'autofagia celebrale: come (auto)distrugge il cervello

20 gennaio 2016 ore 7:47, Micaela Del Monte
Con la cocaina il cervello si autodistrugge, o meglio, si divora. Sarebbe questa la scoperta fatta dagli scienziati della John Hopkins University School of Medicine che hanno scoperto che quando il nostro organismo è sotto gli effetto di questo stupefacente porta il cervello a divorare i propri neuroni.

Secondo gli autori dello studio, l'assunzione di elevate dosi di cocaina si accompagnerebbe ad una distruzione del patrimonio neuronale molto più massiva di quanto postulato fino ad oggi e darebbe origine ad un ampio fenomeno di autofagia cerebrale in grado di spingere le cellule del nostro cervello a divorare le loro simili per tutta la durata dell'effetto psichico prodotto dalla sostanza stupefacente inalata. Lo studio riesce a dimostrare come ciò avvenga, grazie a una serie di esperimenti condotti sui topi. Sono loro infatti a far capire come il cervello possa divenire cannibale proprio a causa degli effetti dell'assunzione della cocaina.

La cocaina causa l'autofagia celebrale: come (auto)distrugge il cervello
In sostanza tratta di un processo che avviene quando le cellule si auto-divorano: una sorta di suicidio delle cellule stesse, che si degradano, ripulendosi, eliminando automaticamente quelle parti all'interno della cellula stessa che vanno sostituite. Ma nel caso dell'assunzione di dosi di cocaina, raccontano i ricercatori della Johns Hopkins, questa sorta di pulizia accelera e invece che rimanere in una fase di semplice svuotamento delle parti inutili della cellula, finisce per eliminarla del tutto. Benché gli effetti sopracitati si siano registrati solo in presenza di alte concentrazioni di cocaina, il processo avviene comunque anche per via graduale, dato che il consumo di sostanze stupefacenti tende a svuotare le cellule delle loro normali componenti e a riempirle di “spazzatura", in seguito percepita dalle loro simili come movente per l'eliminazione.

Nella ricerca è stato testato anche un nuovo farmaco (CGP3466B) che si è dimostrato capace di proteggere le cellule nervose dei topi dall'innescare il processo di 'cannibalismo' dopo la somministrazione della droga. La molecola è già stata sottoposta a trial clinici sull'uomo per il trattamento del Parkinson. Secondo gli scienziati, potrebbe essere un punto di partenza su cui lavorare per "arrivare a un farmaco in grado di prevenire gli effetti dannosi della cocaina in chi ne è dipendente".

"Una cellula è come un contenitore nel quale si forma in continuazione spazzatura - ha spiegato Prasun Guha, della Johns Hopkins University School of Medicine, a capo della ricerca - L'autofagia agisce come una colf che porta via i rifiuti e butta tutto, anche le cose che bisogna tenere. La cocaina spinge a sbarazzarsi delle cose positive cpme i mitocondri che producono energia per la cellula".
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