Mancuso Vs Sarri: "Insulti omofobi frutto del Family Day e del silenzio della Chiesa. Il Pd fa da solo"

20 gennaio 2016 ore 12:04, Lucia Bigozzi
“L’ambiente calcistico italiano è troglodita. Altro che bar dello sport, qui siamo al bar dell’omofobia”. Netto il giudizio di Aurelio Mancuso, leader di Equality sul botta e risposta con tanto di insulti tra Sarri e Mancini. Ma l’analisi che articola conversando con Intelligonews si allarga anche al “clima omofobo” che secondo Mancuso manifestazioni come il Family Day “contribuiscono ad alimentare” con la “grave responsabilità delle gerarchie della Chiesa che sta zitta”. Infine sulla “terza via” alla stepchild adoption sul ddl Cirinnà, chiama in causa direttamente il Pd renziano. 

Gli insulti con in mezzo la parola “frocio” di Sarri a Mancini che segnale sono?

«Siamo di nuovo di fronte al fatto che l’ambiente calcistico italiano è intriso di omofobia. Questo è l’ultimo di episodi analoghi. Il problema è che se dalle alte sfere arriva l’esempio di Tavecchio che continua a stare al suo posto, poi non ci si può stupire se certi allenatori pensano sia lecito usare insulti del genere. Fino a quando ai vertici della Figc c’è una persona come Tavecchio che impunemente dice le cose che ha finora detto, non cambierà mai nulla. Ha ragione Mancini: in altri Paesi uno che lancia simili insulti non può più fare l’allenatore così come, applicando il concetto all’Italia, Tavecchio non dovrebbe più guidare la Figc. Il fatto è che l’ambiente calcistico italiano è troglodita: qui non è il bar dello sport, ma il bar dell’omofobia»

Il clima di questi giorni, anche in vista del Family Day del 30 gennaio, secondo lei contribuisce a innescare atteggiamenti e insulti nei confronti degli omosessuali?

«Ma certo, tutto favorisce episodi così gravi. Attendo fiducioso la manifestazione del Family Day per capire quali cartelli e slogan saranno dichiarati in quella piazza. Ma in base a quanto già accaduto in passato mi aspetto che ci saranno striscioni e insegne con insulti alle famiglie omosessuali. In questo senso, penso che la gerarchia della Chiesa si stia assumendo una grande responsabilità col suo silenzio. Si può essere d’accordo o meno col ddl Cirinnà, siamo in democrazia e ciascuno può esprimere liberamente le proprie idee, ma gli insulti omofobi secondo me sono anche responsabilità della Chiesa che continua a stare zitta; oltre al fatto di appoggiare questi gruppi e associazioni di cui basta leggere i siti per capire. Le gerarchie della Chiesa fanno silenzio e questo non è un atteggiamento cristiano». 

Sul tavolo della mediazione ci sarebbe una sorta di “terza via” alla quale starebbe lavorando il senatore renziano Verini e che riguarderebbe al formula dell’adozione in prova in sostituzione della stepchild adoption. La convince?

«Faccio due tipi di valutazione. La prima è come persona appartenente alla comunità omosessuale: a me sembra che tutta questa polemica nasconda un giudizio culturale e politico per cui i gay non sono uguali agli eterosessuali ed è una sensazione che continua ad aumentare proprio in questi giorni. Di stepchild adoption non si è mai discusso quando si è trattato di estenderla alle coppie eterosessuali non sposate, mentre ora si scatena il finimondo per le coppie gay. C’è un non detto che fa riflettere e rispetto al quale poi la politica si assumerà le proprie responsabilità. La seconda valutazione è come dirigente del Pd. Osservo che queste soluzioni di mediazione se le stanno valutando all’interno dei gruppi parlamentari e io non ho potuto conoscerne il contenuto in alcuna sede, neanche quella del mio partito. Se si pensa che possano fare tutto solo gli eletti e i gruppi parlamentari del Pd va bene, ma dalle polemiche in corso mi sembra che i gruppi parlamentari non abbiano la forza politica per fare una discussione che è lunga trent’anni rispetto di cui molti dei parlamentari attuali non ne sanno niente. Il tema è: dove si discute dentro il Pd? Per ora non è dato di sapere».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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