Perché Sarri rischia quattro mesi di squalifica?

20 gennaio 2016 ore 15:00, Andrea De Angelis
La decisione arriverà domani, intanto la giustizia sommaria ha già fatto il suo corso, intesa come quella da bar, dei social e degli addetti ai lavori. Qui non partecipiamo al giochetto, tra l'altro inutile, del dare ragione o torto all'allenatore del Napoli. Semmai vogliamo capire cosa può accadere al mister che guida la squadra prima in classifica dopo quanto successo ieri sera negli ultimissimi istanti di gara. 

Come noto, Sarri avrebbe insultato Mancini. Alla base una discussione sui minuti di recupero, giudicati eccessivi dall'allenatore degli ospiti. I quali, proprio nel corso del tempo "incriminato", hanno realizzato il secondo gol. Apriti cielo. Sarri avrebbe dato del "frocio" a Mancini, il quale ha risposto per le rime. Risultato? Entrambi espulsi, anche grazie alla collaborazione della terna arbitrale con il quarto uomo, evidentemente vicino al luogo del misfatto. 
Fin qui nulla di eccezionale. O meglio, di espulsioni a bordo campo se ne vedono a decine nel corso di una stagione. Il punto è che Sarri rischia una squalifica davvero pesante. Come detto, sarò il giudice Tosel domani a rendere nota la decisione. Ma fin da ora si sa che un eventuale stop verrebbe esteso anche al campionato. Dunque la sanzione, tanto per essere chiari, non riguarda solo ed esclusivamente la Coppa Italia (dalla quale, come ovvio, il club partenopeo è stato eliminato visto lo 0-2 sul campo). 
Perché Sarri rischia quattro mesi di squalifica?
Nelle prossime ore la Procura probabilmente aprirà un'inchiesta e molto dipenderà dal referto arbitrale di Di Bello, il quarto uomo. Concentriamoci sull'articolo 11 del Codice di Giustizia Sportiva della Figc: 
1. Costituisce comportamento discriminatorio, sanzionabile quale illecito disciplinare, ogni condotta che, direttamente o indirettamente, comporti offesa, denigrazione o insulto per motivi di razza, colore, religione, lingua, sesso, nazionalità, origine etnica, ovvero configuri propaganda ideologica vietata dalla legge o comunque inneggiante a comportamenti discriminatori. 
2. Il calciatore che commette una violazione del comma 1 è punito con la squalifica per almeno dieci giornate di gara o, nei casi più gravi, con una squalifica a tempo determinato e con la sanzione prevista dalla lettera g) dell’art. 19, comma 1, nonché con l’ammenda da € 10.000,00 ad € 20.000,00 per il settore professionistico. I dirigenti, i tesserati di società, i soci e non soci di cui all’art. 1 bis, comma 5 che commettono una violazione del comma 1 sono puniti con l’inibizione o la squalifica non inferiore a quattro mesi o, nei casi più gravi, anche con la sanzione prevista dalla lettera g) dell’art. 19, comma 1, nonché, per il settore professionistico, con l’ammenda da € 15.000,00 ad € 30.000,00".

Dunque, nel peggiore dei casi quattro mesi di pena per Sarri da scontare direttamente in campionato e non nella prossima edizione della Coppa Italia.
Ma c'è anche l'ipotesi meno grave, a livello di sanzioni: ovvero capire qual è il confine tra le frasi di discriminazione (reato grave), considerato il clima della partita e le attenuanti del caso. Sta al Giudice sportivo valutare tutto ciò. Nella migliore delle ipotesi scatterebbero comunque due o tre turni di squalifica per il mister partenopeo che si è scusato davanti ai microfoni, mentre nel frattempo spunta un altro episodio di accuse omofobe di cui si è reso protagonista il mister toscano. Come riporta Fantagazzetta, nel 2014 Sarri - allora all'Empoli - dopo una sconfitta per 1-0 a Varese avrebbe detto in conferenza stampa: "Il calcio è diventato uno sport per froci". In seguito si scusò: "Non volevo offendere nessuno, non chiamatemi omofobo: non sono il tipo".
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