Migranti, Schengen o non Schengen? Questo è il dilemma di Juncker. Intanto tranquillizza Roma

20 gennaio 2016 ore 16:04, Lucia Bigozzi
“I governi contro la Ue si guardino allo specchio, anche loro sono Bruxelles”. Le parole del presidente delle Commissione europea, Jean Claude Juncker rimbalzano a Roma e suonano come l’ennesimo campanello di allarme sul braccio di ferro Roma-Strasburgo. “Senza un’azione comune, una politica europea dell'immigrazione, Schengen non sopravvivrà” aggiunge Juncker che esorta tutti - Italia compresa - “fare del nostro meglio per evitare la reintroduzione dei controlli alle frontiere che sarebbero molto costosi” e il riferimento riguarda anche il livello economico della misura che rivede la libera circolazione introdotta dal Trattato europeo. Il punto sul quale si è accesa la polemica è sempre quello dell’emergenza migranti. Il presidente della Commissione europea non a caso torna sugli obiettivi già fissati, ovvero la creazione dei cosiddetti hotspot e il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne dell'Unione. Certo, riconosce che si tratta di obiettivi a lungo termine ma che, anche per questo, è necessario lavorare per raggiungerli e tradurli in fatti concreti perché “non possiamo aspettarci di realizzarli da un giorno all'altro”. Il tema sul quale Juncker sta cercando di “far ragionare” i governi più recalcitranti muove dalla considerazione che ripristinare i controlli alle frontiere tra i Paesi membri della Ue significa creare ostacoli non solo alla libera circolazione delle persone (compresi i giovani che aderiscono ai progetti Erasmus) ma anche alla trasmissione delle comunicazioni, vedi internet. 

Migranti, Schengen o non Schengen? Questo è il dilemma di Juncker. Intanto tranquillizza Roma
“Il prezzo sarebbe molto elevato e invece di un programma a favore di crescita e occupazione avremmo un programma contro. Dobbiamo fare il possibile per preservare quello di cui abbiamo beneficiato. I giovani europei non hanno conosciuto nella loro vita i controlli alle frontiere: dobbiamo proteggere Schengen sapendo che questo passa anche per una politica europea per un'immigrazione legale”, incalza Juncker che oggi però, sembra lanciare un ramoscello di ulivo a Roma dopo giorni di botta e risposta con tanto di fibrillazioni tra gli esponenti delle rispettive diplomazie governative (ricordate la reprimenda di Strasburgo sul fatto che mancherebbe un interlocutore per l’Italia? O come ha scritto Intelligonews, un “Gianni Letta della situazione”?). Juncker oggi tenta di gettare acqua sul fuoco quando dice che “non esiste alcun problema tra il governo italiano e la Commissione europea. A volte sentiamo discorsi un po’ sciovinisti, ma abbiamo buone relazioni di lavoro. Abbiamo avuto un dibattito acceso, ma è normale e fa parte della democrazia”. A stretto giro di posta, si registra la dichiarazione del sottosegretario agli Affari europei Sandro Gozi, che può essere letta come una risposta indiretta a Juncker: “L’Italia non teme ritorsioni da parte delle Commissione europea” sulla scia del duello a distanza ingaggiato negli ultimi giorni con il governo: le istituzioni Ue “non sono lì per fare polemiche ma per lavorare e applicare le politiche e le regole comuni”. Non proprio lo stesso ramoscello di ulivo spedito da Bruxelles a Roma. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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