La polemica di Magrelli contro Quasimodo. Ma meglio i suoi cavalli che...

20 giugno 2014 ore 10:02, Americo Mascarucci
La polemica di Magrelli contro Quasimodo. Ma meglio i suoi cavalli che...
Lo scrittore Valerio Magrelli su Il Messaggero non ha mancato di esprimere critiche per la scelta di proporre una poesia di Salvatore Quasimodo
come traccia all’esame di maturità, una critica fondata su diversi ordini di motivi. Il primo motivo secondo Magrelli sta nel fatto che Quasimodo è oggi un poeta di secondo rango rispetto ad altri suoi contemporanei meritevoli di maggiore attenzione, da Rebora a Montale, da Ungaretti a Saba per finire con Penna. Il secondo riguarda i temi trattati da Quasimodo; “E’ ancora opportuno proporre un’idea di poesia fatta di zagare, di cavalle e di nudi fanciulli? – si domanda Magrelli – la poesia oggi è qualcosa di più e sarebbe opportuno approfittare anche dell’esame di maturità per aprire l’orizzonte culturale verso le direzioni più diverse”. In terzo luogo lo scrittore evidenzia come la poesia proposta ai maturandi intitolata “Ride la gazza, nera sugli aranci” tratta da “Ed è subito sera” risulti a sua volta secondaria rispetto ad altre opere di Quasimodo. Insomma, conclude Magrelli, se proprio si voleva rispolverare il poeta siciliano di Modica, premio nobel per la letteratura nel 1959, si potevano proporre testi più interessanti. L’analisi di Magrelli sembrerebbe confermata dal basso indice di gradimento che la traccia letteraria ha riscontrato fra gli studenti. Emblematici da questo punto di vista i commenti degli stessi maturandi apparsi sui social network; molti di loro hanno abbinato il nome Quasimodo al celebre gobbo di Notre Dame, il personaggio inventato da Victor Hugo come hanno ammesso candidamente per motivare scelte alternative. In effetti parlare di Salvatore Quasimodo ai giovani d’oggi è decisamente difficile e come lo stesso Magrelli ammette, va sicuramente apprezzata la scelta del ministero di promuovere la letteratura in un contesto sempre più egemonizzato dalla tecnologia, dai mezzi di comunicazione di massa, dai social network e dai linguaggi multimediali. E difatti la traccia più apprezzata è stata quella inerente la tecnologia pervasiva, che naturalmente finisce per rappresentare lo specchio della società odierna, quella società sempre più riflessa nei tablet e sempre meno nei libri. Come si può pensare di riproporre i poeti ermetici nell’era del digitale, un’epoca in cui gli esseri umani per natura preferiscono parlarsi attraverso la rete internet piuttosto che dal vivo? E il più delle volte si sta parlando di persone sedute allo stesso tavolo, con le quali però è preferibile comunicare con i tasti dell’iphone piuttosto che utilizzare il dono della parola. In una società come quella moderna, in cui si è schiavi di un apparecchio ma dove se non si è tecnologizzati si rischia di restare emarginati dal resto del mondo soltanto perché non si parla lo stesso linguaggio delle masse, come può trovare accoglienza uno scrittore come Quasimodo per altro esponente di una corrente letteraria, l’ermetismo appunto, che fa proprio della difficoltà di stile la natura stessa dell’impegno letterario, con l’obiettivo volontario di estraniarsi dal linguaggio comune? Forse Magrelli ha ragione, ma probabilmente se al posto di Quasimodo fossero stati proposti testi di Ungaretti, Saba o Montale non sarebbe cambiato nulla, la traccia letteraria sarebbe rimasta in fondo alla classifica del gradimento. A meno che la poesia non diventi impegno politico e sociale, così come la musica, e non vada a colpire con determinati messaggi la sensibilità dell’opinione pubblica; ma c’è davvero bisogno in Italia di una poesia impegnata che magari riproponga gli abusati temi del politicamente corretto e della società relativista, i cosiddetti diritti civili da promuovere ad ogni costo per soddisfare i desideri individuali? No signori, con tutto il rispetto meglio i cavalli di Quasimodo, gli aratri di Pascoli, i nudi fanciulli e i paesaggi dell’antica civiltà contadina con le sue tradizioni un po’ troppo arcaiche, ma tutto sommato espressione di un’Italia più genuina ed autentica.  
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