Yara, F. Bruno: "La mamma di Bossetti difende solo il suo onore. Il Dna non è una prova se..."

20 giugno 2014, Micaela Del Monte
La redazione di IntelligoNews ha contattato il criminologo Francesco Bruno per parlare del caso di Yara Gambirasio e dell'utilizzo del Dna come prova base per l'accusa di Bossetti. È un elemento chiave? E come valuta la mamma del presunto assassino che definisce figlio naturale Massimo Giuseppe? Ecco la sue valutazioni. 

Questa mattina la madre del presunto assassino di Yara ha detto: "La scienza ha sbagliato, Massimo è figlio di mio marito". Come commenta?

«Da una parte si trova nelle condizioni di dover difendere il suo onore, può essere che abbia avuto un rapporto con una persona che non era suo marito e che in quel periodo fosse sposata e non abbia avuto la sensazione di essere incinta di un uomo o dell'altro. Le conoscenze che questa persona ha della biologia sono minime, di conseguenza può essere accaduto che lei non si sia resa conto chi fosse il padre. Ammesso poi, e non ne sono ancora convinto, che sia stato usato il vero Dna e che il test sia stato ben fatto e ben confrontato».

Yara, F. Bruno: 'La mamma di Bossetti difende solo il suo onore. Il Dna non è una prova se...'
Il caso di Yara si è basato tutto sul ritrovamento del Dna, secondo lei però non siamo un po' indietro da questo punto di vista? 

«Noi siamo indietro con il sistema in generale. Il problema è che il Dna non è una prova, ma uno strumento quasi infallibile e deve corrispondere alla realtà. Come ad esempio nel caso di Simonetta Cesaroni o Chiara Poggi: non si può utilizzare il Dna come prova. In quei casi c'era un fidanzato e un ragazzo che hanno potuto lasciare le proprie tracce su quei corpi in qualsiasi circostanza. Per questo bisogna prendere le prove e valutarle all'interno di un meccanismo logico. Se non viene attuato questo meccanismo la prova non può essere utilizzata da sola. Ci possono essere centinaia di possibilità per cui del Dna di una persona venga trovato su un altro corpo, ma non significa che in ogni caso il "proprietario" sia l'assassino. Bisogna contestualizzare questo tipo di prova, ed è esattamente quello che noi non facciamo».

Cioè? 

«Noi siamo nella situazione in cui se ci serve trovare un assassino, facciamo di tutto per trovarlo e non ci importa nulla di cosa dice lui. Il problema è che dovremmo cominciare a capire anche per quale motivo e come sono avvenute certe cose, non accontentarci a prescindere di catturare il sospettato».
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