Di Stefano (CasaPound): "La Boldrini coi rifugiati sembra una gattara. Serve un nuovo colonialismo"

20 giugno 2014 ore 14:48, Adriano Scianca
Di Stefano (CasaPound): 'La Boldrini coi rifugiati sembra una gattara. Serve un nuovo colonialismo'
"La sinistra alla Boldrini tratta gli immigrati come le gattare romane trattano i gatti quando invece servirebbe un nuovo colonialismoo". Parola di Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound Italia, che ha parole dure anche per Grillo, la cui battaglia, dice, si risolve in una "rivoluzione bluff" che ha avuto il solo scopo di portare la sinistra italiana al 60%. Di Stefano, come giudica il nuovo asse Renzi-Grillo? «È un accordo condito dalla proposta dei matrimoni gay, con tanto di sistema per scardinare il divieto di adozione. Se Renzi concede questo ai grillini, poi magari può sperare di avere il loro sostegno e far fuori Ncd, che su questi temi potrebbe puntare i piedi». I proclami barricaderi di Grillo ne escono molto ridimensionati... «Ma sì, la sua è una rivoluzione bluff. Con Renzi troverà sicuramente un'intesa». Brutta sorpresa per chi, nella destra e anche nell'estrema destra, ha creduto nel M5S. «Ora si ritrovano con una sinistra al 60%. Anche in Europa, Grillo, ha snobbato chi contesta davvero l'Ue per allearsi con Farage, che è messo lì dai poteri finanziari e dalla City». Oggi è la giornata del rifugiato. La Boldrini è anche andata in Sicilia per dare il benvenuto in Italia agli immigrati. «Ma non dice che i rifugiati scappano da guerre volute dall'Occidente e dalla stessa sinistra di cui la Boldrini è espressione. Il caso dell'Iraq è emblematico. Una volta c'era Saddam, poi sono arrivati gli americani che li hanno “liberati”, destabilizzandoli e creando le condizioni per una emigrazione di massa». Insomma, la sinistra ha un atteggiamento ipocrita sull'immigrazione, secondo lei? «Più che altro a me sembra che quelli come la Boldrini si rapportino agli immigrati come fanno le gattare romane con i gatti: stanno lì in ciabatte, a dar loro da mangiare una coscia di pollo rancida e per loro va bene così, hanno questo atteggiamento paternalista nei confronti degli immigrati, che vanno solo coccolati, mai aiutati veramente». E come si potrebbe aiutarli davvero? «Con un nuovo colonialismo». È un termine molto forte. Cosa intende dire? «Il termine è forte, ma serve proprio per scuotere le coscienze sull'argomento, ovviamente non parlo di conquiste militari ma di un nuovo protagonismo europeo in quelle terre, secondo un modello che non è quello mercantilistico, di pura depredazione, ma che ricalca un po' quello che hanno fatto gli italiani in Somalia e che non a caso in quella terra è ancora ricordato con grande nostalgia». Dai grandi temi internazionali a problematiche più cittadine: cosa sta facendo Marino a Roma? «Marino è un sindaco abbandonato a se stesso, anche dal suo partito. Evidentemente non ha saputo attivare i giusti meccanismi consociativi. Di sicuro non ne imbrocca una e per ritrovare un consenso che sta scendendo in picchiata partecipa solo a iniziative di parte. Così lo vediamo al Gay pride, oppure mentre organizza la giornata dell'orgoglio rom, ma per esempio diserta la manifestazione per i marò, cosa secondo me gravissima. Di sicuro la sua amministrazione è fallimentare su tutta la linea e non credo concluderà il mandato». Stasera vedrà la partita dell'Italia? «Certo, e tiferò per gli azzurri nonostante Balotelli, Prandelli e tutto il giornalismo sportivo italiano. A volte, a sentire certi commentatori, sembra che la squadra azzurra abbia l'unica funzione di far segnare Balotelli, che tutto ruoti attorno a lui. Ma in questo modo lo rendono ancora più antipatico (e certo già lui non fa nulla per essere simpatico). Sentivo qualche giorno fa un giornalista auspicare un futuro in cui tutti i campi di periferia siano pieni di questi “nuovi italiani” che giocano a calcio. È sempre il discorso delle gattare di cui dicevo, trasportato nello sport: c'è l'intellettuale col Suv che gode vedendo i ragazzini africani poveri giocare nei campetti. È una grande ipocrisia. Ma nonostante questo tiferò sempre Italia».  
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