No gender, il #20giugno in piazza. Appello a Marino (“verrai?”) e ai cattolici mosci

20 giugno 2015, Fabio Torriero
Sabato 20 giugno sarò in piazza a Roma (piazza San Giovanni). 

Per difendere i nostri figli dalla dittatura gender, per difendere la famiglia naturale, il diritto dei genitori ad educare i propri figli e per promuovere il
No gender, il #20giugno in piazza. Appello a Marino (“verrai?”) e ai cattolici mosci
diritto di ogni bambino a crescere con un padre e una madre

Per denunciare il ddl Cirinnà e il terreno legislativo che inesorabilmente prepara. Si può essere contrari, da cattolici, ma credo anche da persone “umane”, a questi valori? Il tema non è (come si è capito ampiamente da articoli, dichiarazioni da parte di esponenti della Chiesa, dichiarazioni delle associazioni, in primis Comunione e Liberazione), l’adesione o no a questi valori. 

Tutti sono e tutti siamo, per la cultura della vita contro la “cultura prefabbricata della vita”; la cultura del “supermercato”, dove figli, mogli e mariti, matrimoni, corpi, sono oggetti, cose, merci da acquistare, comprare, affittare o buttare nel cestino, a seconda delle pulsioni (dell’io) del momento (l’ideologia del desiderio). 

Il Papa, in proposito, è stato estremamente chiaro: “Il gender è una deviazione della mente”. Tutti abbiamo capito, inoltre, che attraverso l’educazione civica nelle scuole, il mito delle pari opportunità, la mistica della non discriminazione, la lotta al bullismo, l’omofobia, la lotta alla violenza sulla donna, si cela in modo viscido, una rivoluzione antropologica, che mira a sostituire il vero col falso, la natura col laboratorio, la biologia con la chimica; mira, in buona sostanza, a separare la creatura dal creato. 

E’ “la società Frankenstein”, dove ognuno prende il pezzo che più gli piace. 

No gender, il #20giugno in piazza. Appello a Marino (“verrai?”) e ai cattolici mosci
Dove ognuno sceglierà il proprio sesso in base a come “si sente” e a come gli altri lo percepiscono. Una società dove il padre non sarà più colui che genera i figli e la madre non sarà più colei che li partorisce. 

Ma genitori (uno, due, tre, genitori dello stesso sesso) saranno solo quelli che “tengono e mantengono” i figli, sia etero che gay (coppie sterili), in omaggio all’idea storta del diritto obbligato e obbligatorio di averli (quando invece è un dono). Sarà il trionfo, infatti, dell’usucapione genetica (possesso vale titolo). Basta vedere la pubblicità del Gay Village del “Corriere della sera” del 16 giugno (“Qui ha tutto un altro sapore”), per farsi venir voglia di scendere in campo e in piazza sabato. 

E basta ricordare che la manifestazione a cui ha partecipato il sindaco Marino (appesantito da Mafia Capitale, ma sempre leggero e presente nel circo Barnum arcobaleno dell’amore), ha assunto il nome di “Family-gay”, svelando le vere intenzioni ideologiche di quella cultura (non il rispetto, il pluralismo della diversità, ma la sostituzione della famiglia naturale). Il tema è un altro e ormai, da un po’ di tempo, il solito: il rapporto problematico dei cattolici con la piazza, con la dimensione pubblica, con la testimonianza attiva e visibile. 

Questo è il punto. Già ho avuto modo di preoccuparmi per questa deriva intimistica, solipsistica, buonista, più da cattolici individualisti o da setta; più da cattolici preoccupati (mi riferisco a certe associazioni) di difendere il loro orticello, il loro monopolio culturale o la loro interlocuzione privilegiata con la politica, che dai tempi della Dc, fino alle sempre più sparute pattuglie di “professionisti parlamentari del cattolicesimo”, non ha impedito la secolarizzazione della società. 

Sono i cattolici mosci, timidi, anche con la loro identità. 

Che hanno dimenticato la relazione. La polis, la comunità. Ma ciò che rattrista è che sta montando un altro modo di pensare pure in casa cattolica. Un buonismo utopistico e astratto che ritiene muscolare ogni impegno civico e civile dei cattolici. Del resto, le frasi di monsignor Nunzio Galatino, segretario Cei, alimentano l’ambiguità: “La ricerca della verità deve per forza coincidere col dialogo”, ossia, per decodificare, dialogo con la cultura gender. Ergo, la Verità ridotta a opinione e a dialogo. Male e Bene, non più antitetici ma paritari. 

“Quando un cristiano - ha continuato monsignor Galantino - si mette contro qualcuno già sbaglia passo. A me piacerebbe un tavolo dove poniamo le nostre ragioni”. Ma manifestare “per” la famiglia naturale e “per” i figli è necessariamente “contro” il gender. Oggettivamente contro una visione rovesciata e opposta della vita e della società. Se non ti opponi, non ti poni, Il dialogo ovviamente attiene alla misericordia, ma la verità è verità. Il cammino verso la Salvezza, è vero, riguarda gli individui, ma come diceva Bernanos, il famoso scrittore cattolico, quando si affrontano i temi pubblicamente, la buona battaglia è basilare: “Salvate l’uomo - scriveva - perché sarà l’uomo a non voler essere più salvato. Le società folli generano dei folli”. 

Spero che Comunione e Liberazione e il Forum della associazioni familiari, superino i distinguo e la logica della frammentazione e ci ripensino, cogliendo l’occasione del 20 giugno. 

Non esistono altre modalità di intervento in certi momenti storici. L’idea di garantirsi (caro Forum) uno spazio autonomo di dialogo con le istituzioni, è una pia illusione: la politica vuole soltanto ascari e teme la piazza. Divide et impera. Appello a Marino: fai l’ultimo atto moralizzatore prima di dimetterti da sindaco (per mafia capitale). Vieni con la tua giunta libertaria anche sabato. Tu che non discrimini nessuno, non discriminare i cattolici.
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