Papa show: dai migranti all'Enclicica è tutto un monito

20 giugno 2015, Lucia Bigozzi
Papa show: dai migranti all'Enclicica è tutto un monito
Il Papa venuto dal sud del mondo tira le orecchie al mondo. Lo fa da pastore di anime qual è ma in “Laudato sì” c’è anche un chiaro j’accuse all’uomo resettato sul business e ai governi piegati alla logica della finanza. 

L’Enciclica di Bergoglio scuote le coscienze e dà un chiaro segnale del suo pontificato, ma al tempo stesso e inevitabilmente, divide gli analisti, solleva distinguo tra pro e contro. Intelligonews ha raccolto le voci di tre economisti e un intellettuale che tracciano il “loro” profilo del pontefice. 

Ma al di qua delle Mura Leonine, la politica si avvita sui migranti che stazionano nelle stazioni, tra comitati di cittadini esausti e ‘ruspe’ in movimento; e il destino della giunta Marino dopo lo tsunami di Mafia Capitale e quello renziano sulla testa del sindaco-ciclista. 


LAUDATO SI’. Il chiaro e voluto riferimento a San Francesco è il paradigma entro il quale si sostanzia il messaggio di Francesco che ricorre all’immagine dei quattro elementi della natura – acqua, aria, terra e mercato (mutuato dal fuoco) – per dire che occorre saldare il debito sociale coi Paesi più poveri del mondo, voltare pagina sul clima con atti concreti per salvare il pianeta che è poi la “casa dell’uomo” e abbandonare la logica di mercato per tornare a un uso sociale dei beni. Francesco attacca la finanza che soffoca l’economia reale e punta l’indice senza indugio contro le banche salvate coi soldi del popolo. 

Per il filosofo Diego Fusaro quello del Papa “è il più radicale messaggio anticapitalistico. Ed è anche un attacco alla politica diventata serva del mercato e ai politici, diventati maggiordomi della finanza”.  Diametralmente opposta l’analisi di Mario Seminerio che evidenzia l’impressione per la quale “nel Papa ci sia una vocazione terzomondista a volte anche abbastanza naif. L’unica cosa che mi preoccupa è che questi pensieri del Papa saranno profondamente diseducativi in un Paese come l’Italia dove c’è una situazione che io definirei di socialismo surreale”. Giulio Sapelli non ha dubbi e la mette giù così: “Ma quale enciclica marxista, piuttosto i liberisti si dovrebbero pentire per i disastri che hanno combinato”; mentre Antonio Rinaldi condivide l’attacco alla finanza di Bergoglio ma non nasconde alcune perplessità. Sul fronte politico, Rita Bernardini segretario nazionale dei Radicali Italiani, spera “in un Papa liberal-democratico” aperto al confronto. 

Di “Laudato sì” se ne discuterà ancora a lungo, come del Papa che costruisce il ponte mentre l’Ungheria tira su il muro anti-migranti e la Francia socialista e illuminista se ne lava le mani. 

MIGRANTI-MURI-PONTI. Le immagini degli eritrei sugli scogli di Ventimiglia, o sul piazzale della stazione Tiburtina e in Centrale a Milano attraversano la settimana politica tra rimpalli di responsabilità, accuse e controaccuse, i tanti l’avevo detto e non l’hai fatto. Contro il socialista Hollande si scagliano sinistra e destra. Il dem Emanuele Fiano sottolinea che il presidente francese subisce l’effetto Le Pen, mentre la collega di partito Michela Marzano che in Francia ha una cattedra universitaria avverte che Parigi non arretrerà di un passo sul controllo delle frontiere. 

L’ex sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi va oltre e tratteggia uno scenario devastante in cui l’Europa ne verrà travolta e l’europarlamentare leghista Gianluca Buonanno si fa prestare la “ruspa” salviniana per attaccare la gestione del fenomeno immigrazione, in Italia e in Europa. Toni Iwobi, responsabile Immigrazione per la Lega si appella al Papa, come a tutte le istituzioni, affinchè ciascuno faccia la propria parte. Ergo, anche il Vaticano dovrebbe accogliere i migranti. 

Dal muro simbolico della Francia a quello in mattoni dell’Ungheria: i 157 chilometri che saranno tirati su al confine fanno correre un brivido nella schiena fragile di un’Europa attraversata da nazionalismi e populismi. Lo storico Franco Cardini ci va giù pesante quando dice che “contro i pidocchi europei bisognerebbe rivalutare il Cancelliere Hitler”, mentre l’europarlamentare leghista Mario Borghezio spiega perché “il Papa è antimondialista”. Da sinistra-sinistra Paolo Ferrero, segretario di Rc, sta col Papa “che fa ponte, perché coi muri si fanno le guerre”. Le analisi del filosofi Massimo Cacciari e Diego Fusaro evidenziano nel primo caso come il muro anti-migranti sia colpa della Ue, nel secondo come il vero problema siano le disuguaglianze. 

MARINO-RENZI. “Se fossi in Marino non starei tranquillo” è la frase che scompiglia il già scompigliato Pd romano e il sindaco che resiste in Campidoglio. La pronuncia Matteo Renzi dalle colonne de La Stampa e rincara la dose nel salotto televisivo di Vespa da dove parte una sorta di ultimatum. Venti di commissariemento? Qualcosa di certo è cambiato, almeno nella visione del premier che è parso prendere le distanze da quel sindaco difeso strenuamente da Matteo Orfini, che proprio Renzi ha chiamato, da commissario a commissariare il partito capitolino. Un po’ come con l’hashtag #Enricostaisereno… 

La mossa di Renzi spiazza i dem a cominciare dallo stesso Orfini, per non parlare dei cosiddetti “ribelli”. Stefano Fassina attacca: “Parole irresponsabili”, mentre la renziana Patrizia Prestipino confida nel “Renzi 1” e nella sua “rivoluzione”. Dal versante 5S Riccardo Nuti legge le parole di Renzi come il sigillo al tramonto politico non solo di Marino ma del Pd e il collega Nicola Morra non tiene il conto dei Renzi 1,2 o 3 ma si concentra su due parole: elezioni subito. La scrittrice Enrica Perucchietti individua la fase calante del renzismo notando come “i poteri forti si siano coalizzati contro di lui”. 

A fine settimana, Massimo D’Alema sibila il verdetto sul renzismo e forse anche Renzi a questo punto non dovrebbe stare troppo sereno.

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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