Il disastro Pd sulla "Torino-Roma" (e non solo): Renzi non perde, stra-perde

20 giugno 2016 ore 11:11, intelligo
Che Virginia Raggi vincesse a Roma era ormai noto anche al di fuori dei confini nazionali, ma che lo facesse con il 67% non era auspicabile neanche dai suoi. Il successo di Chiara Appendino, però, non era assolutamente chiaro neanche in quel di Torino. Sono loro le due stelle della notte di metà giugno che scrive la storia delle amministrative italiane. Mai il Movimento 5 Stelle aveva vinto un capoluogo di regione, mai una donna era stata eletta prima cittadina nella capitale italiana. 
Un successo, dunque, atteso e clamoroso allo stesso tempo. Decisivo con ogni probabilità il voto degli elettori di centrodestra a favore delle due candidate pentastellate, ma lo stesso non è accaduto in direzione opposta. Non ce l'hanno fatta né Parisi a Milano, né Borgonzoni a Bologna. Certo, le prestazioni dei due non sono state negative, con la candidata della Lega che ha chiuso al 45,4 nella rossa Bologna, mentre Parisi si è fermato al 48,3%.
Poi ci sono Lanciano e Roseto che invece sono andate al centrosinistra. Sulmona va a una lista civica. A Vasto vince il centrosinistra ma all'ultimo voto.
Questi i dati dei ballottaggi in Abruzzo. A Sulmona vince il candidato civico Anna Maria Casini prima donna sindaco nella storia della città che ha sconfitto il candidato del centrosinistra.

Il disastro Pd sulla 'Torino-Roma' (e non solo): Renzi non perde, stra-perde
 
A Roseto la vittoria è di Sabatino Di Girolamo del centrosinistra che ha sconfitto l'uscente Enio Pavone (60,32% a 39,68%). Non ci sono stati apparentamenti ufficiali, ma è evidente che i consensi di Rosaria Ciancaione (29,13 per cento al primo turno), sostenuta da Abruzzo civico e dal presidente della Regione Luciano D’Alfonso, siano andati a Di Girolamo.
Dati tutti che hanno portato a questo commento da parte del Pd. La sua nota: "I ballottaggi segnano per i candidati del Pd una sconfitta netta senza attenuanti a Torino e Roma contro le candidate del M5S e una vittoria chiara e forte a Milano e Bologna contro i candidati delle Destre". Cosi' in una nota ufficiale del Pd. "Il quadro nazionale, invece, e' molto articolato. Perdiamo alcuni Comuni dove abbiamo governato a lungo e vinciamo in altri Comuni dove da vent'anni la destra era maggioranza. La Lombardia, per esempio, vede per la prima volta tutti i Comuni capoluogo ormai a guida Pd. Vinciamo da Varese a Caserta, in zone per noi difficili. Ma resta l'amaro in bocca per alcune sconfitte molto dure, da Novara a Trieste. E' dunque evidente il dato frastagliato del voto territoriale, dato che contiene peraltro anche alcune indicazioni nazionali su cui la Direzione nazionale del Pd riflettera' il prossimo venerdi' 24 giugno, a partire dalle 15. A tutte e tutti i sindaci i migliori auguri". 

Intanto anche il centrodestra fa i conti coi ballottaggi che ridisegnano la mappa dei municipi ma raccontano a che di come i partiti tradizionali stentino a preservare (e se possibile) a implementare i rispettivi bacini elettorali. Da questo voto anche il centrodestra esce con le ossa rotte e dovrà riflettere bene su come attrezzarsi in vista delle politiche verranno (il quando è appeso all’esito del referendum costituzionale). La cruda realtà è che nessuno dei traguardi fissati, o sperati, da Berlusconi ma pure da Salvini, sono stati raggiunti, con un più il dato scottante che segnala uno smottamento del centrodestra e in particolare della Lega nella roccaforte storica della Lombardia (scricchiolii anche in Veneto). Insomma se Salvini “sventolava” un minaccioso “avviso di sfratto” a Renzi, ora dovrà guardare anche in casa propria. La novità assoluta di questa tornata elettorale si chiama M5S e questo diventerà il tormentone sia per il centrodestra che per il Pd a trazione renziana. 

 
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