Euro 2016, l'Italia come Parolo: "Parte nelle critiche e finisce negli apprezzamenti"

20 giugno 2016 ore 12:58, Micaela Del Monte
A quattro giorni dall'ultimo incontro della fase a gironi di questo Europeo il centrocampista della Lazio Marco Parolo si è presentato davanti ai giornalisti in conferenza stampa per parlare delle prime due vittorie azzurre nel Girone E, del suo rapporto con la maglia della Nazionale, di sé stesso e del paragone con Marco Tardelli. "Sì, ho letto che qualcuno mi ha paragonato a 'l'urlo Mundial' - ha raccontato l'umile Parolo - E' un paragone enorme, rende orgoglioso e pesa: ma una confessione devo farla, proprio Tardelli è sempre stato il mio modello. Difesa, attacco, e magari qualche gol pesante...".

Euro 2016, l'Italia come Parolo: 'Parte nelle critiche e finisce negli apprezzamenti'
Ora che gli ottavi sono conquistati con un turno di anticipo, c'è voglia di rivalsa in giocatori che si sono sentiti etichettare come scarsi. "Dobbiamo ammetterlo, lo spirito di rivalsa è una molla: essere 'pizzicati' ti fa rendere di più. E' una vita che ci convivo, parto tra le critiche e concludo tra gli apprezzamenti. Per questo a 31 anni mi sento ancora giovane, come calciatore, e in grado di imparare dai miei limiti". In fondo è questo il messaggio lanciato dalla nazionale di Conte: solo essendo piccoli e umili si può sognare in grande. "Io ad esempio mi sento un antipersonaggio - ha spiegato Parolo - e sono felice di esserlo. Sono molto riservato, anche se in borghese mi definiscono un 'burlone'".

Poi si concentra sulla Nazionale: "Siamo un mix di tanti talenti diversi. Certo, se il gol di Eder l'avesse segnato Messi, o magari Ronaldo, sarebbe stato da titolone in prima pagina. Ma va bene così, non identificarsi in un solo giocatore per noi è un vantaggio. Da appassionato di basket, sposo in pieno lo slogan dei Boston Celtics 'pride', rafforza il gruppo". Il gol in azzurro ancora non arriva: "Ho licenza di attaccare, solo che facendo le due fasi di gioco non sempre riesco ad arrivare in area - ha spiegato -. Cerco di esserci, perché Conte ci chiede di creare la superiorità numerica. Sto andando vicino al gol, la palla buona capita, ma il pallone non entra. Prima o poi succederà".

"La partita con l'Ilranda conta poco? Con Conte una considerazione del genere la vedo difficile... già prima di Belgio-Irlanda aveva ricominciato a 'martellarci' - ride -. Affronteremo la gara nel modo giusto, chiudere il girone a 9 punti sarebbe un risultato importante. Intanto, continuiamo ad andare a fari spenti, giocando partita per partita. Non abbiamo alzato l'asticella. Arriveremo dove potremo, se usciremo sarà solo perché gli altri saranno stati più bravi, perché noi daremo l'anima ogni volta. La voglia di dimostrare, quando qualcuno ti pizzica come è accaduto per le critiche pre-Europeo, diventa una molla che stimola. Per me è positivo". Le due vittorie hanno fatto crescere il morale? "Più che altro, ci hanno confermato che quello che stiamo facendo è giusto - assicurato Parolo -. E da lì l'autostima cresce in automatico, come la nostra voglia di osare. Conte è stato molto bravo a preparare le gare. E io sono orgoglioso di questo centrocampo, ricopro un ruolo in cui devi sempre pensare, spesso è oscuro ma a me piace. Cerchiamo di mettere pressione agli avversari e di non concedere mai giocate facili. Verratti e Marchisio? Fanno parte di questo gruppo, sono campioni che ci mancano. Ma ci sostengono a distanza. Abbiamo anche una chat di gruppo, Sirigu è il più attivo. E tra giocatori del nord, sud e centro Italia, scrivendo velocemente, a volte si rischia di non capirsi, non c'è la traduzione simultanea...".

Poi un commento sul livello di questo Europeo: "Tante squadre grandi stanno faticando è perché c'è un livello superiore delle squadre medie, non esistono più le squadre materasso. Il livello si è alzato e le big hanno comunque la forza di fare il risultato pur faticando di più. Le squadre più piccole sanno leggere meglio le partite, sono tutte più accorte da un punto di vista tattico. Come sto vivendo l'Europeo? Benissimo. Siamo vicini all'Italia e si sente la passione della gente e ci dà una grande carica. Gli stadi sono bellissimi, c'è tanta gente se ne parla con entusiasmo. C'è voglia di vivere il calcio e vincere le paure che c'erano e che forse ci sono ancora, se si va avanti con questo spirito renderemo ancora più bello il calcio".

caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]