Effetto comunali per la finanza: cosa succede ora

20 giugno 2016 ore 14:00, Luca Lippi
La finanza come interpreta questo risultato elettorale? Nella sua sterile e piatta consistenza (la finanza è uno strumento e quindi acefala), non ragiona esegue, e dall’elaborazione del dato elettorale si adegua alla probabilità che al prossimo giro elettorale il potere potrebbe essere detenuto da un Movimento che fino a prova contraria non è disposto ad ottemperare a ciò che è necessario per mantenere l’Italia solvibile.

Inevitabilmente il mercato interpretando il segnale andrà short sui titoli del debito pubblico italiano. Tradotto significa che gli speculatori Usa e londinesi (sono loro che devono essere osservati non gli investitori da tastiera) sanno già oggi che in ogni caso (e la Brexit non pesa nulla in questa scelta) il nostro Paese entra nuovamente nel gorgo dello sprofondamento del valore dei suoi titoli. Quale occasione migliore per Bruxelles di dire alla corte italica che avrebbe fatto bene a non dare credito alle promesse e ai finti manifesti di propaganda evitando di concedere flessibilità. Quindi prossimo step aumento delle aliquote Iva, ma si sapeva, è da tre mesi che lo diciamo. Nell’immediato però, è tutto da rifare!

Effetto comunali per la finanza: cosa succede ora
Ora l’analisi del voto delle comunali (come è giusto) va ai commentatori politici, ma è certo che anche la finanza, e in una economia infetta dalla finanziarizzazione, vorrà dire la sua, e siccome non ama il contraddittorio lo farà nel più assoluto silenzio, e magari sfruttando anche una “scossetta” di endorfine come quella concessa con l’apertura delle Borse in rally di questa mattina.
Quello che non si riesce a capire, visto cosa succede sui bancari, è il perché se fino a ieri i mercati non gradivano “pane e salame” oggi dovrebbero cercarlo con tanto entusiasmo!

Ubriacati fino a giovedì (data del referendum britannico) di interpretazioni di merito o meno sul risultato politico delle comunali italiani, dove regolarmente tutto sarà il contrario di tutto e nessuno avrà perso (e quindi neanche vinto per la medesima logica), dalla cabina di comando già staranno valutando che l’Italia è tutt’altro che stabile, e non lo è per motivi economici o  per debolezza strutturale della sua economia (da soli siamo in grado di riprenderci economicamente l’Europa da soli senza problemi in qualunque momento, basterebbe abbandonare la follia della globalizzazione a tutti costi) ma perché il “referente” sta perdendo consenso. 
autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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