Fmi ammonisce “l’area euro corre alti rischi” (Lagarde forse lo spera)

20 giugno 2016 ore 14:27, Luca Lippi
Il Fondo Monetario Internazionale ha affermato che il referendum per "lasciare o no l'Eurozona" che si terrà giovedì aumenterà l'instabilità dell'economia del Regno Unito. Lasciare l'Ue porterà al Regno Unito un'enorme danno economico, e l'effetto di ricaduta influenzerà l'economia dell'Ue. Nel rapporto di ricerca relativo pubblicato dal FMI si valuta che se il Regno Unito lascia l'Ue, in casi estremi la crescita economica di quest'anno sarebbe solo dell'1,1%, e sarà ridotta allo 0,8% nel prossimo anno.
Christine Lagarde, nello stesso tempo ammonisce e spera, e se anche la cosa potrebbe sembrare contrastante, nei fatti è quanto di più ovvio ci possa essere.
L’ammissione e la spiegazione di questa affermazione è racchiusa nella stessa ammissione rilasciata dalla burocrate francese, che del Fmi ne è il Direttore operativo, quando nel 2012 rilasciando un’intervista alla Wharton University of Pennsylvania ha ammesso candidamente (ma sarebbe stato strano il contrario) che “più il mondo va male meglio è per il Fmi”. 
Tempo fa azzardammo l’ipotesi che quanto compiuto nei confronti della Grecia fosse un esperimento per valutare reazioni e conseguenze al conseguimento di una determinata strategia repressiva qualora si fossero presentate pericolose instabilità all’unione così come “progettata”. Invero la strategia non è semplicemente repressiva, piuttosto è pragmatica e finalizzata alla resistenza, una specie di stress test per valutare fino a quando è possibile valutare il “merito creditizio” di un debitore. In sostanza, fino a quanto è possibile spremere un limone senza che si comprometta definitivamente la capacità della pianta di poterne generare di nuovi in condizioni più possibile complicate.

Fmi ammonisce “l’area euro corre alti rischi” (Lagarde forse lo spera)
Ecco che il Fmi ci casca di nuovo, ma stavolta non si rivolge a 11 milioni “di cavie” bensì a un Paese ben strutturato e politicamente maturo e centrale finanziaria di primaria grandezza. Quindi i termini e le strategie devono essere meno invasive perché le reazioni non possono essere le medesime di un Paese povero e in ginocchio. Non si comprende se il Fmi sta sperando l’uscita oppure cerca un’alleanza per aumentare risorse da impiegare.
In quell’intervista di tre anni fa, la Lagarde ammise che il Fondo Monetario Internazionale “prospera” nei momenti in cui il mondo “va male”. E aggiunse che “quando il mondo va bene e ci sono anni di crescita come avvenne nel 2006 e nel 2007, per il Fmi gli anni non sono buoni finanziariamente e non solo”.
In conclusione, e non c’è biasimo nei confronti della Direttrice, quanto sopra serve per valutare correttamente le varie strategie comunicative sull’argomento Brexit, spesso percepite come una strategia del terrore, nei fatti è una strategia e basta, cambia solo il punto di vista che per ignoranza (non tutti si occupano professionalmente di finanza) altera l’interpretazione.
Nel mondo reale si riesce a sopravvivere egregiamente purché siano chiare le dinamiche, noi ribadiamo che il Brexit sarà solamente un termometro e una pagella per i tecno burocrati dell’Eurozona. Bocciati o promossi?

autore / Luca Lippi
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