Le parole della settimana. Ieri trote, caimani e pitonesse. Oggi l’orango. Poi Socrate, Kazakistan, femen

20 luglio 2013 ore 10:10, Paolo Pivetti
Le parole della settimana. Ieri trote, caimani e pitonesse. Oggi l’orango. Poi Socrate, Kazakistan, femen
La parola che domina incontrastata la settimana è, ovviamente, orango. Sul quale orango si è ormai scritto di tutto; le cronache non hanno ancora smesso di ribollirne; ricordando insieme con l’orango anche tutte le specie e famiglie animali già adottate dalla cronaca politica: dal caimano al cinghiale, dal rospo al topolino, dal coniglio mannaro alla trota alla pitonessa. Sono stati dimenticati l’avvoltoio e lo sciacallo, troppo diffusi per essere identificati in singoli personaggii. Va aggiunto che Niccolò Machiavelli avrebbe incluso, anzi anteposto a questo nutrito elenco zoologico, la “golpe” (volpe) e il “lione” (leone) che nella sua profetica analisi sono gli archetipi di ogni politico di successo. Tornando all’orango, o anche per esteso orangutàn, del nome è stata finora trascurata la singolare etimologia. Deriva nientemeno che dal malese òrang-ùtan, che nella lingua di quel popolo significa “uomo delle foreste”, nome attribuito a quegli uomini che vivevano, e forse qualcuno di loro ancora vive, nel folto della giungla; ed esteso successivamente dagli Inglesi a quella particolare famiglia di scimmmie, proprio per il loro aspetto antropomorfo. L’epos dell’orango promette sviluppi: su denuncia del Codacons, il Tribunale di Bergamo ha aperto un fascicolo d’indagine per diffamazione aggravata a carico del senatore Calderoli. Dal canto suo Oscar Farinetti, fondatore e presidente di Eataly, ha annunciato l’esclusione dello stesso Calderoli dai suoi locali “per motivi di igiene”. Settimana di parole pesanti. Un’altra parola di peso è senza dubbio Kazakistan e sta ad indicare, più che una repubblica, un gigantesco pasticcio internazionale del quale non sarà facilissimo venire a capo. Diverso pasticcio quello fatto da Hollande che sceglie come nuovo volto della Marianna l’ucraina Inna Shevchenko, leader delle femen. La quale twitta: “Sono su un francobollo francese. Ora tutti gli omofobi e i fascisti dovranno leccarmi il culo se vogliono spedire una lettera”. Ragazza all’antica, non sa che oggi i francobolli sono autoadesivi. Tra le parole di inizio settimana ha un posto anche il nome di Socrate. Il liceo romano a lui dedicato è andato a fuoco. Quattro studenti si fanno avanti: “L’abbiamo bruciato noi per vendicarci della bocciatura. Tornavamo dal mare, avevamo bevuto. Però non volevamo provocare tutti quei danni...” Ma due giorni prima, a notizia fresca, erano già uscite tempestive, con l’informazione, le interpretazioni. Corriere della Sera, domenica 14 luglio: Titolo in prima: “Rogo nel liceo del dialogo”. Spiegazione: perché il Socrate è “capofila delle scuole romane nella lotta all’omofobia.” Interpretazione: “Un gesto di chiaro stampo neonazista.” Il tutto in prima pagina. Quando si dice il fiuto infallibile dei Custodi della Democrazia!
autore / Paolo Pivetti
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