Conflitto siriano: destinato a produrre effetti a catena

20 luglio 2013 ore 10:09, Americo Mascarucci
Conflitto siriano: destinato a produrre effetti a catena
Quale posizione assumere nell’ambito del conflitto siriano? Un dilemma non facile da risolvere visto che, comunque la si pensi, la guerra civile in Siria è destinata a produrre effetti a catena
. A favore del regime di Bashar al Assad, e contro i ribelli sunniti, si è schierato un po’ tutto il mondo sciita, dall’Iran al potente partito libanese di Hezbollah. Proprio dal Libano sarebbero arrivati i rinforzi militari che hanno consentito alle truppe governative di respingere l’assalto dei rivoltosi, procurando consistenti perdite nel fronte nemico. Per tutta risposta a Beirut, nel quartiere roccaforte di Hezbollah, è stata fatta esplodere un’autobomba e tutti hanno letto in questo attentato una ritorsione sunnita per l’appoggio assicurato ad Assad. Il Libano rischia di diventare il teatro di una nuova sanguinosa guerra civile. Nel caso vinca Assad, Hezbollah vedrà rafforzato il suo potere e la sua egemonia nel Paese; una prospettiva questa che non piace né agli stati Uniti, né tantomeno ad Israele. Gli Usa, infatti, a differenza dell’Unione Europea, considerano Hezbollah un’organizzazione terroristica alla quale non deve essere riconosciuta alcuna legittimazione (il potente partito sciita libanese, dotato anche di un apparato militare, ha sempre propugnato la distruzione dello stato d’Israele ed è ritenuto responsabile di diverse azioni di guerriglia compiute ai confini con lo stato ebraico). L’Europa invece, e la stessa Onu, si sono sempre rifiutate di inserire Hezbollah nella lista nera delle organizzazioni terroristiche. Fra i fautori di una piena legittimazione del movimento sciita c’è da sempre l’italiano Massimo D’Alema che da ministro degli Esteri incontrò a Beirut il leader di Hezbollah, scatenando la reazione indignata delle comunità ebraiche italiane. Qualora però a prevalere dovessero essere i ribelli anti Assad è sempre più concreto il rischio di ripetere in Siria il fallimentare esperimento egiziano; il pericolo è quello di instaurare un regime fondamentalista, visto che è ormai assodato come fra le fila degli anti governativi siano presenti ed operative alcune cellule integraliste. Ha fatto bene in questo frangente il ministro degli Esteri italiano Emma Bonino ad invitare l’Occidente alla prudenza. Prima di fornire armi ai ribelli e legittimare la loro lotta di liberazione, è indispensabile che si abbia certezza della reale affidabilità degli interlocutori anti - regime. Non si può appoggiare la rivolta, come vorrebbero fare Francia e Gran Bretagna, ad occhi chiusi, armando i ribelli con il concreto rischio di rafforzare militarmente le cellule jihadiste. Non è proprio il caso di creare nuovi Osama Bin Laden.
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