Il Pd mette una crocetta su Crocetta? Il contrattacco e le ore decisive

20 luglio 2015, intelligo
Il Pd mette una crocetta su Crocetta? Il contrattacco e le ore decisive
Il Crocetta-day scatterà tra 24 ore. Martedì il Pd deciderà sulla vicenda che agita Palazzo D’Orleans ma anche il Nazareno. Non a caso molti dirigenti dem di alto rango, stanno lavorando per arrivare prima possibile allo scioglimento del governo regionale e relativo voto ma non sarà così facile come potrebbe sembrare. 

Il punto, infatti, è che Crocetta di passi indietro o a lato non vuole sentire parlare e da ieri ha lanciato una sfida aperta la suo partito, non solo a Palermo ma anche a Roma. 

L’imbarazzo e lo sdegno per il contenuto della frase che Matteo Tutino, intercettato perché sotto inchiesta, avrebbe pronunciato contro l’allora assessore alla Sanità Lucia Borsellino durante una conversazione telefonica con il governatore siciliano, poi pubblicata dal settimanale L’Espresso, è palese così come una certa insofferenza nei confronti del presidente della Regione che - per la verità non da ora – si coglie nelle dichiarazioni dei big piddini ‘interrogati’ dai cronisti sul caso politico che agita la Sicilia. 

Secondo gli spifferi di Intelligonews oggi dovrebbe essere il giorno del faccia a faccia tra Crocetta e la maggioranza che lo sostiene e dunque sarà il primo vertice con gli esponenti dem siciliani. Martedì, invece, Crocetta dovrà riferire sulla vicenda davanti all’Assemblea regionale. Chiaro che il Pd punterebbe a una decisione condivisa con il governatore riguardo al suo passo indietro definitivo, ma i ‘venti di guerra’ che spirano tra Palermo e Roma contengono anche la parola-chiave ‘commissariamento’. La stessa che seppur per motivi completamente diversi, ruota da giorni sulla testa del sindaco di Roma, Ignazio Marino. 

Il punto è che Crocetta non molla, anzi raddoppia. Dopo un è silenzio durato tre giorni ieri a La 7 il governatore è tornato all’attacco con particolare decisione. Ha raccontato il suo stato d’animo e la sofferenza per quanto accaduto: “A caldo ho pensato a come suicidarmi, ora dopo avere riflettuto sto molto meglio e sono pronto a combattere”. Ma adesso, superato lo choc è pronto a “combattere e a restare al suo posto”. 

La motivazione del ragionamento di Crocetta sta nelle sue parole: “Perché mi dovrei dimettere - se anche la Procura di Palermo per tre volte, l’ultima oggi, ha smentito quell’ intercettazione? Il mio silenzio degli ultimi giorni è stato strumentalizzato e quindi ho deciso di romperlo. Avevo offerto al Pd la disponibilità a fare un passo indietro, ma è chiaro che ora non ci sono le condizioni: le mie dimissioni sarebbero interpretate come un’ammissione di colpa, colpa che non ho”. Crocetta pronuncia l’altra parola-chiave che consegna alla vicenda un alea di mistero: complotto, golpe. Di chi? “Servizi deviati e poteri occulti”, è la risposta.

Se ieri Crocetta ha chiesto l’intervento del ministro dell’Interno Alfano attraverso l’istituzione di una “una commissione d’inchiesta per accertare quali servizi deviati e quali poteri abbiano tentato di farmi fuori”, oggi rinnova la sfida al Pd: “Se vogliono mi sfiducino, così si renderanno complici dei golpisti e passeranno alla storia come coloro che hanno ammazzato il primo governo antimafia della storia siciliana”.  Ma ne ha anche per L’Espresso: “Se L’Espresso ha il materiale lo consegni ai magistrati, se non ce l’ha, e non ce l’ha, la cosa è molto grave e vergognosa. Ma ne risponderà davanti alla giustizia”. 
autore / intelligo
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