23esimo strage di Via D'Amelio: Crocetta assente fa più rumore che presente

20 luglio 2015, Americo Mascarucci

Le celebrazione del ventitreesimo anniversario della strage di via D’Amelio in cui rimase ucciso il giudice Paolo Borsellino insieme agli uomini della sua scorta, Walter Eddie Cosina, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli. 

Il 19 luglio del 1992 a Palermo sono state “macchiate” dalle polemiche riguardanti le presunte intercettazioni telefoniche fra il Governatore della Sicilia Rosario Crocetta e il suo medico di fiducia Matteo Tutino. 

Scriviamo presunte perché le intercettazioni in cui il medico pare abbia detto a Crocetta che la figlia di Borsellino Lucia ex assessore alla sanità della Giunta siciliana meritava di fare la stessa fine del padre, non sono agli atti dell’indagine che riguarda Tutino, come confermato dalla Procura. 

23esimo strage di Via D'Amelio: Crocetta assente fa più rumore che presente
 Una vicenda imbarazzante più che altro perché di fronte a quelle non confermate affermazioni, ripetiamo non confermate dalla Procura, il Governatore sarebbe rimasto in silenzio (ma lui giura e spergiura di non averle mai sentite); una vicenda che che ha senza dubbio pesato sulle commemorazioni e che ha aperto una seria frattura istituzionale fra il Governo siciliano e la piazza antimafia. Il figlio di Borsellino Manfredi che ha seguito le orme del padre, partecipando alle commemorazioni organizzate dall’Associazione Nazionale Magistrato ha sentito il bisogno di prendere la parola, cosa mai fatta negli anni precedenti difendendo pubblicamente la sorella fino ad arrivare a sostenere che anche lei, come suo padre, si è trovata sola a combattere per la legalità e per questo è stata costretta a subire un vero e proprio calvario nel silenzio delle istituzioni. 

Uno sfogo amaro, più volte interrotto dal pianto, alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella che al termine si è alzato per abbracciarlo. 

L’assenza di Crocetta alle commemorazioni ha fatto molto più rumore della sua presenza e questo era scontato. Tutti hanno ricordato Borsellino da eroe e non poteva essere diversamente perché eroe lo è stato davvero, raccogliendo l’eredità di Giovanni Falcone e tentando di portare avanti la battaglia per la rinascita della Sicilia che tanto gli stava a cuore. Un sogno purtroppo spezzato in quel tragico attentato in via d’Amelio che era sembrata mettere fine ad ogni possibilità di vittoria dello Stato su Cosa Nostra. 

Nelle settimane che separarono la strage di Capaci da quella di Via d’Amelio, Borsellino dovette affrontare tutta una serie di difficoltà e di incomprensioni, ad iniziare da quelle con l’allora procuratore capo di Palermo Pietro Giammanco che non amava la figura del “ magistrato antimafia” e riteneva che Borsellino oltre che di Cosa Nostra dovesse occuparsi anche dei reati comuni. 

Per Borsellino invece la priorità era unicamente quella di trovare e punire gli assassini di Giovanni Falcione. Non riuscirà nel suo intento perché la mafia lo fermerà in breve tempo ma quella che sembrò a tutti una sconfitta oggi si può affermare non lo fu affatto. 

Certo Borsellino è stato ucciso ma la strage di via d’Amelio, dopo quella di Capaci, ha contribuito a risvegliare le coscienze e a far maturare nei siciliani il desiderio di ribellarsi e di dire basta al gioco ed ai ricatti di Cosa Nostra. Dal 1992 in poi infatti la storia di Palermo non è stata più la stessa, è nata effettivamente una “primavera siciliana” ma non soltanto in campo politico ma anche e soprattutto nella determinazione dello Stato a combattere i mafiosi. Basta impunità, basta connivenze, basta silenzi e omertà. Oggi la Sicilia non è più soltanto terra di mafia, è la terra di Falcone e di Borsellino, la terra di tanti siciliani onesti che da quel 19 luglio del 1993 hanno scelto di non conviverci più con la criminalità organizzata. Questa è una realtà ed è per questo che il sacrificio di Borsellino per quanto doloroso non può essere oggi considerato inutile. Falcone e Borsellino continuano a vivere nell’impegno e nella determinazione di quanti ogni giorno lottano in prima linea perché la Sicilia non perda nuovamente la sua dignità.

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