Grecia, prestito ponte e banche riaprono: ma prelievi col contagocce

20 luglio 2015, intelligo
Grecia, prestito ponte e banche riaprono: ma prelievi col contagocce
di Anna Paratore

Erano chiuse ormai da più di tre settimane ma, finalmente, oggi le banche greche – almeno quasi tutte – riaprono le porte ai loro correntisti, anche grazie al prestito ponte di 7 miliardi di euro per la liquidità del paese concesso dalla banca Centrale Europea.  Restano comunque i limiti a quello che si può ritirare.  Sono 60 euro a persona ma, da quello che ha comunicato il ministero delle Finanze, si potranno almeno evitare le stressantissime file quotidiane. Infatti, ci si potrà recare in banca una volta a settimana e ritirare 420 euro, che è comunque una somma piuttosto alta se paragonata allo stipendio medio settimanale dei greci. 

Ma cosa pensano i greci dell’attuale situazione? La CNN ha presentato un interessante campionario di interviste rilasciate dalla gente comune, che offre uno spaccato del Paese in questo momento di enorme difficoltà e noi ve ne offriamo una sintesi.  Ad esempio, dice la 27enne Angeliki Planoudaki, impiegata in una società di import-export: “In Grecia la vita in questo periodo è davvero stressante. Ho votato sì al referendum perché ho immaginato fosse la cosa giusta. Ora però sono molto preoccupata anche se sono fiduciosa che la situazione si normalizzi. Comunque, non è chiaro cosa abbia significato il referendum. Chiedevano se volessimo più austerity? Chi lo ha interpretato così, non ha potuto che rispondere no. Ma secondo me il quesito era diverso, e il no non aveva alcun significato.”

Più pragmatica e meno ottimista quando descrivere la situazione del momento, è una pensionata di 67 anni, Katerina Drikou “Si va al bancomat per prendere un po’ di denaro, ma poi si cerca di risparmiare il più possibile. Si compra solo un po’ di cibo e quanto strettamente necessario. In questo momento, in Grecia, nessuno paga l’affitto, o compra i biglietti per i treni o la metropolitana. Siamo tutti nella stessa situazione e c’è comprensione. Io, poi, sto anche aiutando le mie due figlie e una nipote. Siamo tutti spaventati e non abbiamo idea di cosa accadrà. Ma se ci cacciano dall’euro e torniamo alla dracma, siamo finiti”.

Thomas Vasiliou, un giardiniere comunale di 25 anni, dice: “Ho avuto meno problemi di tanti altri perché lavoro per il municipio di Atene e sono stato sempre pagato regolarmente. Oggi però, non sappiamo più se a fine mese riceveremo lo stipendio. In più, non si riesce a risparmiare nulla, perché le bollette da pagare e le spese sono tante. Personalmente, voglio restare nell’euro, ma la domanda posta dal referendum non era se si volesse restare nell’euro o no, ma se volessimo più o meno austerità. Posta così la domanda, la risposta era scontata. Se si voleva tornare alla dracma, si doveva decidere anni fa. Ormai è troppo tardi, ma i Paesi europei si dovrebbero sostenere di più a vicenda.”

Antonio e Connie Thomas, proprietari di un ristorante di Atene, lo Smile, sono in sintonia con gli altri: “Abbiamo votato sì al referendum perché non abbiamo scelta: dobbiamo restare in Europa.  Abbiamo scelto il male minore.  In Grecia c’è un detto: l’uomo bagnato non ha paura della pioggia.  Chi ha votato no, non ha nulla da perdere. Non ha lavoro, né soldi, né risparmi. In queste condizioni si possono prendere rischi.  Noi invece abbiamo un ristorante, e con le banche chiuse la nostra vita è più difficile. Senza denaro la gestione dell’impresa è complicata, e per di più il lavoro diminuisce. Siamo anche preoccupati perché ora siamo in estate, il momento dei turisti, e con la crisi sarà un problema”.  

Di parere opposto, Najia Drakia, impiegata comunale, 47enne. “Abbiamo bisogno di uscire dall’euro e di reintrodurre la dracma. Abbiamo anche bisogno di disconoscere i nostri debiti e di sancire la nostra uscita dalla zona euro. Magari i mercati crolleranno e ci sarà un effetto domino, ma l’euro è un male per la Grecia. Interferisce con il nostro commercio, la nostra produzione è danneggiata dall’Europa che ha distrutto anche la nostra agricoltura con le sue assurde regole. Con la dracma, il nostro governo potrebbe regolare il tasso di cambio tutte le volte che si dovesse rivelare necessario, e questo alla fine avrebbe un’ottima ricaduta sul nostro turismo.”

E infine una giovanissima, una studentessa, Eleni Papadopoulou: “Le banche chiuse sono un problema, ma 60 euro al giorno non sono comunque pochi perché significano 1800€ al mese, e qui in Grecia a guadagnarli sono una minoranza, visto che lo stipendio medio è di 580 euro.  Personalmente, ho votato no, perché penso che non sarebbe stato male non avere più l’euro. Lasciare l’euro potrebbe significare avere più possibilità di sfruttare le nostre risorse, invece oggi l’Unione europea blocca i nostri prodotti. Così molte fabbriche hanno chiuso e anche gli agricoltori sono allo stremo. Se dovessimo fare affidamento solo su noi stessi, dovremmo rivolgerci al mercato interno, e allora le cose migliorerebbero.”

Pareri discordi e in antitesi tra loro, come era facile aspettarsi, ma in essi si colgono anche interessanti spunti di riflessione. Ad esempio che il Paese affronti l’estate in piena crisi è effettivamente un danno gravissimo. E’ notizia di questi giorni che la Grecia stia perdendo ben 50mila prenotazioni al giorno, turisti spaventati per la situazione che scelgono mete alternative, Spagna e Croazia le più gettonate. Anche il riferimento a certi assurdi vincoli europei, soprattutto in tema di agricoltura, potrebbe aprire una lunga e complessa discussione. Che l’Europa spesso si palesi come il problema piuttosto che la soluzione, è una realtà, ed è ormai arrivato il momento di correre ai ripari e di rivedere un po’ tutta l’organizzazione UE.
autore / intelligo
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