Altri 4 connazionali rapiti in Libia: Gentiloni al lavoro con l'intelligence

20 luglio 2015, Americo Mascarucci
Altri 4 connazionali rapiti in Libia: Gentiloni al lavoro con l'intelligence
Non c’è pace per gli italiani in Libia. 

Altri quattro connazionali sono stati rapiti nella zona di Mellitah, nelle vicinanze del compound dell'Eni. Lo ha reso noto la Farnesina. 

Si tratta di dipendenti della società di costruzioni Bonatti di Parma che erano rientrati in Libia dalla Tunisia ed erano diretti a Mellitah. 

Secondo il corrispondente di Al Jazeera, che cita fonti militari, gli italiani sarebbero stati rapiti da elementi vicini al cosiddetto Jeish Al Qabail (l'esercito delle tribù), le milizie tribali della zona ostili a quelle di Fajr Libya (Alba della Libia). 

La zona dove sono stati rapiti gli italiani è stata teatro in passato di violenti scontri tra elementi armati dell'Esercito delle tribù e Fajr Libya, la coalizione di miliziani filo-islamici che detiene il controllo di Tripoli. L'Unità di crisi del ministero si è subito attivata per seguire il caso. Per il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, è al momento difficile fare ipotesi sugli autori del rapimento. "Stiamo lavorando con l'intelligence per ottenere maggiori informazioni - ha spiegato -, si tratta di una zona in cui ci sono dei precedenti e dobbiamo concentrarci per ottenere informazioni sul terreno. Nella notte abbiamo avvisato la famiglia". Insomma si tratterebbe, secondo le prime ipotesi, di un sequestro da inquadrare nell’’ambito di quella “guerra civile” che è ormai in atto in Libia dall’indomani della caduta del regime di Gheddafi. 

Da quel momento è scoppiato il caos determinato proprio dalla lotta fra tribù che ha portato all’’instabilità e all’anarchia; i governi che si sono succeduti dopo la fine della dittatura hanno tentato di imporre l’autorità dello stato centrale sui vari gruppi etnici ma con scarsi risultati, soprattutto a causa della forte frammentazione presente nel parlamento libico. La situazione è ulteriormente precipitata nel maggio del 2014 dopo il colpo di stato del generale Khalifa Belqasim Haftar e con l'occupazione del palazzo del parlamento a Tripoli da parte di soldati a lui fedeli. Il generale aveva lanciato due giorni prima un attacco contro alcune milizie islamiche nella Cirenaica senza il consenso del governo centrale. Tuttavia, il 30 luglio 2014, una di queste milizie, Ansar-al Sharia ha occupato Bengasi proclamando l'emirato islamico, una sorta di califfato simil Isis. 

A Tripoli è in atto da tempo la lotta fra una milizia islamica chiamata Fajr Libya e altre milizie laiche entrambi favorevoli al governo, ma non al generale Haftar. In pratica oggi in Libia non si capisce chi governa, fra esecutivi privi di autorità, peso e rappresentanza, parlamenti deboli e incapaci di decidere, uomini forti che cercano di imporre la propria autorità e milizie islamiche che sembrano scimmiottare l’Isis evocando califfati anche in Libia. 

Proprio a causa di questa situazione la Farnesuina da tempo ha invitato tutti gli italiani che si trovano in Libia a lasciare il Paese e fare ritorno in patria. Non è la prima volta che la società di costruzioni di Parma viene coinvolta. Nel 2011 circa 150 dipendenti della Bonatti rimasero temporaneamente bloccati alla frontiera tra Libia e Tunisia mentre tentavano di raggiungere l'aeroporto tunisino di Mellitah. Bisognerà attendere goli sviluppi delle prossime ore per capire realmente in che mani sono finiti i quattro italiani. Una cosa è comunque certa; l’Europa, con in testa la Francia, hanno vestito i panni dei paladini del popolo libico sostenendo l’azione delle milizie ribelli anti-Gheddafi ma dopo la caduta e l’uccisione del colonnello, quella stessa Europa non è stata capace di mantenere unito il fronte dell’opposizione che frammentandosi ha dato origine al caos che regna tuttora. Senza dubbio una strategia davvero “vincente”.
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