Dal nostro Rocchelli a Pavlo Sheremet: un altro giornalista ucciso in Ucraina

20 luglio 2016 ore 15:23, Lucia Bigozzi
Si chiamava Pavlo Sheremet. Di mestiere faceva il giornalista e lavorava per la testata investigativa Ukrayinska Pravda: è moto nell’esplosione di un’auto, nel centro di Kiev. Pavlo Sheremet stava raggiungendo il posto di lavoro (conduceva una trasmissione su Radio Vesti) e viaggiava su una vettura intestata al caporedattore del suo giornale. Secondo una prima ricostruzione eseguita dai tecnici del ministro dell’Interno ucraino, l’auto al suo passaggio è saltata sopra un quantitativo consistenze di esplosivo, circa 400 e i 600 grammi, piazzato proprio sul tragitto che il giornalista stava facendo. L’esplosione è avvenuta alle 7.30 del mattino ora locale.

Dal nostro Rocchelli a Pavlo Sheremet: un altro giornalista ucciso in Ucraina
Sheremet, bielorusso, aveva 44 anni e da 5 viveva e lavorava in Ucraina dopo aver scelto di lasciare il suo Paese di origine a seguito di una condanna emesso a suo carico proprio in relazione alla sua attività professionale.
Non è stato il solo a morire così: già nel 2000 il giornalista georgiano Georgiy Gongadze che aveva fondato il giornale Ukrainska Pravda, era stato rapito e poi ucciso. Un omicidio che getta di nuovo il Paese in un clima di tensione, peraltro mai sopito, e che l’Osce ha duramente condannato. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Coooperazione in Europa in questo momento si sta occupando del monitoraggio del conflitto in corso tra l'esercito ucraino e i separatisti filo russi nell'est del Paese. Parole durissime, infatti, sono state pronunciate da Dunja Mijatovic, rappresentante Osce per la libertà di stampa. 

La notizia dell’uccisione del giornalista riporta alla mente quella del fotoreporter italiano Andy Rocchelli, nel 2014. Rocchelli era stato raggiunto da un colpo di mortaio vicino a Sloviansk, anche lui in Ucraina. Aveva 30 anni, e trovava in Ucraina insieme al traduttore Andrei Mironov, anche lui morto dopo l’attacco. Il fotoreporter italiano nel 2009 stava lavorando alla documentazione degli abusi sui civili in alcuni Stati del Caucaso. L’anno dopo, aveva documentato per la rivista Human Right Watch, la crisi etnica nel Kyrgyzstan del sud. Infine, nel 2011 si era occupato delle vicende legate alla “Primavera Araba” in Tunisia e Libia. Viveva tra Milano e Mosca. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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