10 anni fa l'addio a Cattabiani, il grande intellettuale di destra che la destra ha dimenticato

20 maggio 2014 ore 14:22, Americo Mascarucci

Dieci anni fa moriva un grande scrittore e giornalista italiano, Alfredo Cattabiani. Un esponente autentico di quella cultura cattolica e conservatrice che troppo spesso in Italia è stata considerata, naturalmente a torto, di serie B.

10 anni fa l'addio a Cattabiani, il grande intellettuale di destra che la destra ha dimenticato
Cattabiani è stato un personaggio poliedrico, soprattutto perché ha saputo fare cultura in tanti e diversi modi. Fu prima un grande direttore editoriale presso due prestigiose case editrici italiane, la Borla di Torino e la Rusconi di Milano. Il suo cruccio di editore fu sempre quello di riscoprire artisti dimenticati e di lanciarne di nuovi. Come direttore della Rusconi ad esempio scoprì e pubblicò “Il Signore degli Anelli” di Tolkien che ebbe un grandissimo successo di pubblico e si adoperò per valorizzare tutti quegli autori “dell’altra parte”, dove per altra si intendeva la cultura di destra, sgradita all’establishment culturale comunista. Con il filosofo Augusto Del Noce agli inizi degli anni sessanta aveva addirittura dato vita ad una casa editrice alternativa chiamata “Edizioni dell’Albero” proprio con l’obiettivo di pubblicare e diffondere le opere degli autori che subivano l’ostracismo della sinistra. Dopo aver svolto con grande successo e professionalità l’incarico di direttore editoriale, Cattabiani passò al giornalismo e diresse per due anni le pagine culturali della rivista Il Settimanale per poi approdare al quotidiano Il Tempo di Roma, dove collaborò attivamente alla terza pagina diretta dall’amico Fausto Gianfranceschi. Scrisse anche per l’Osservatore Romano, Avvenire, Il Giornale, L’Italia Settimanale e lo Stato diretti da Marcello Veneziani, Il Sole 24Ore. Ideò e condusse anche fortunate trasmissioni radiofoniche per la Rai. Uomo di grande spiritualità, si occupò di storia delle religioni, tradizioni popolari e simbolismo. Il simbolismo, ed in particolare lo studio dei simboli animali e vegetali lo interessò a tal punto da occupare gran parte della sua produzione letteraria, ma non minore valenza hanno avuto i testi dedicati ai santi d’Italia e alle tradizioni liturgiche degli italiani.
10 anni fa l'addio a Cattabiani, il grande intellettuale di destra che la destra ha dimenticato
Cattabiani ha saputo raccontare l’Italia migliore, più genuina ed autentica, legata alle proprie usanze, un’Italia che nella commemorazione dei santi patroni o nella conservazione di memorie e testimonianze del passato sapeva riscoprire, promuovere e valorizzare, il proprio sentimento comunitario; e si indignava vedendo i centri storici delle città lasciati nel degrado e nell’incuria, criticando quelle istituzioni che non riuscivano a comprendere come la cultura fosse la prima vera ricchezza del Paese. Cattabiani può essere annoverato a pieno titolo nella schiera degli scrittori di destra, intendendo per destra la cultura conservatrice e borghese alternativa a quella marxista. Tuttavia non fu mai legato ad alcun partito e non parteggiò mai pubblicamente per una forza politica rispetto ad un’altra; sapeva perfettamente che il destino di un intellettuale di destra era quello di essere guardato con sospetto e diffidenza prima che dai nemici dai propri amici. Perché la destra politica, oltre a non saper minimamente valorizzare i propri intellettuali, li teme più degli avversari, fino a considerarli scomodi. L’esperienza dell’Italia Settimanale di Veneziani sta lì a dimostrarlo. Quel giornale che tanta parte ebbe nella vittoria del polo di centrodestra nel 1994 sdoganando culturalmente Berlusconi e smarcandogli di dosso l’immagine di ragazze coccodè (così lo definiva Eugenio Scalfari quando annunciò la sua discesa in campo), fu messo in condizione di chiudere quando iniziò a diventare ingombrante, con la pretesa di arricchire il centrodestra di contenuti culturali. A dieci anni dalla scomparsa ci resta l’immagine di Cattabiani  grande intellettuale che ha raccontato l’Italia degli italiani, non quella dei potenti o delle lobby, l’Italia fatta di tanti simboli e tante tradizioni secolari, il patrimonio del Belpaese. Ci piace però ricordarlo soprattutto come il promotore culturale che per primo portò Tolkien in Italia. Scusate se è poco!
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