Fmi promuove l’Italia ma c’è un prezzo (alto) da pagare

20 maggio 2015, Luca Lippi
Fmi promuove l’Italia ma c’è un prezzo (alto) da pagare
Il FMI avrebbe promosso l’Italia rivedendo al rialzo la stima di crescita del PIL per il 2015. Il “peccato originale” su cui fonda le basi l’Economia quando si rapporta ai cittadini è quello di elaborare dichiarazioni affidandosi alla memoria corta di chi legge simili affermazioni. 

Colmiamo la lacuna ricordando l’evoluzione delle previsioni del FMI per il 2015; quella pubblicata con enfasi era una “revisione della revisione” e non si è neppure tornati al punto d’inizio.

A ottobre scorso il FMI stimava per il nostro Paese, nell’anno 2015, una crescita del Pil pari allo 0,9%; a inizio anno, però, e per la precisione il 19 gennaio, la previsione veniva più che dimezzata e portata a un più modesto incremento (+0,4%), poi una nuova stima in leggero rialzo (+0,7%). 

Come per incanto, arriva l’ultima previsione, la suddetta “promozione” che è giustificata dal buon dato registrato nel primo trimestre (+0,3%), dall’impatto positivo che dovrebbero avere le riforme per ora messe in atto dal Governo e soprattutto la favorevole congiuntura internazionale.

Tralasciando puntualizzazioni non di forma ma di sostanza, è corretto parlare di “miglioramento”? Facciamo un ragionamento semplice: con le condizioni straordinarie che secondo il FMI starebbero “rendendosi concrete” in Italia, avere una crescita pari a zero equivale ad avere un tracollo in condizioni di congiuntura negativa. Non finisce qui; la crescita zero non produce alcun posto di lavoro “nuovo” come abbiamo visto nei giorni scorsi, e questo provoca nocumento per famiglie intere oltre alimentare un clima di sfiducia piuttosto dannoso.

Non ultimo, il fatto che sempre la crescita zero costringerà il governo (qualunque sia il colore) a un inasprimento fiscale per onorare gli impegni presi negli scorsi anni con gli organismi sovranazionali (ad esempio lo stesso FMI). Premesso questo, è opportuno continuare a leggere (o meglio rendere pubblico come hanno fatto solo pochi organi d’informazione nazionale) l’”article IV” del rapporto sull’Italia del FMI.

Il FMI ci invita ad “approfittare” della congiuntura favorevole per portare avanti programmi al momento non ancora affrontati: le privatizzazioni e il risanamento del nostro settore bancario.

In buona sostanza il FMI ci sta dicendo di svendere quel poco che ci è rimasto in mano. Lagarde invita a cedere di più di Enel, soprattutto di Eni, e questo significa privare un Paese di settori fondamentali per l’economia. Ci chiede anche di svendere il comparto bancario ma non in queste condizioni, bisogna “scaricare il contachilometri” e pulire il motore nascondendo le perdite. Tradotto, significa che dobbiamo prima togliere le sofferenze in carico sui loro bilanci con l’istituzione di una Bad Bank dove raccogliere le perdite mettendole a carico dei cittadini.

In conclusione, siamo di nuovo al punto di partenza, un organismo sovranazionale senza alcuna investitura popolare impone linee di politica economica ai governi che non hanno alcuna autonomia se non quella di agevolare i “poteri forti”. Ora possiamo capire meglio il perché di tanto autoritarismo e soprattutto di tanta scarsa equità nei provvedimenti. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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