Editoriale del direttore. "Forza Adinolfi. Dove sono i cattolici? Sveglia"

20 maggio 2015, Fabio Torriero
Editoriale del direttore. 'Forza Adinolfi. Dove sono i cattolici? Sveglia'
Chiude La Croce edizione cartacea, continua in versione web per abbonati. Giusto; risponde a criteri di economicizzazione, visti i costi proibitivi della carta, ed è più in linea con la modernizzazione della comunicazione, regola che ormai riguarda ogni prodotto giornalistico. Storico e nuovo. 

Noi stessi di IntelligoNews, ci siamo cimentati subito, fin dalla nostra partenza, due anni fa, nel complesso e affascinante mondo della rete. Obbligandoci a cambiare mentalità professionale. Però una considerazione sui numeri, sui lettori, sul rapporto tra prodotti e opinione pubblica, va fatta. Internet ha depauperato, impigrito, le coscienze. 

L’acquisto di un giornale non è più un atto volontaristico di militanza, di appartenenza (politica, culturale, ideologica, religiosa, sociale etc), di condivisione, di partecipazione, di protagonismo soggettivo, alla luce del sole; ma è un semplice, passivo, atto di consumo. Un atto comodo e, tra l’altro, molto anonimo. 

Tanta, troppa, comunicazione in entrata (una vera e propria overdose), e troppo poca, in uscita. 

Qualcuno dirà che ormai il mondo è così: veloce, interattivo, lo sappiamo bene. Ma è altrettanto vero il contrario: sulla rete emerge anche il nero, il Lazzaro che è in noi: basta leggere i commenti ironici e disgustosi alla notizia data dal direttore, mio amico, Mario Adinolfi

Un autentico nazismo democratico, simbolo di un preoccupante clima da pensiero unico, che ha nella dittatura gender (politica, culturale, lessicale) la sua ultima, estrema, declinazione. Il tema però, che voglio affrontare è un altro: nonostante la buona affermazione del cartaceo e i numeri degli accessi della versione web de La Croce, è indubbio che dobbiamo chiederci una cosa: i cattolici dove stanno? 

Perché preferiscono l’anonimato della rete; perché sono tiepidi sull’identità cattolica alla luce del sole, perché leggono poco, partecipano poco alle iniziative, sono tutti divisi dentro piccoli orticelli, sigle litigiose e gelose, finendo per preferire atteggiamenti di fede intimistica, o una comunicazione felpata e ministeriale, come quella ufficiale? 

Che non dice quasi nulla, simile alla comunicazione nemica del Potere, che strumentalizza e svilisce pure le frasi del Papa? Conosco tanti gruppi di fede, gruppi di formazione cattolica, ma ad esempio, alla marcia per la vita (che comunque ha raggiunto le 40mila unità), erano totalmente assenti dalla piazza. 

D’accordo sul silenzio dei media in mano a lobby che ben conosciamo, me non credo che il diritto alla vita per un cattolico sia opinabile, o che non meriti almeno un corteo annuale per le strade di Roma. Dove stanno i cattolici? Solo in Chiesa, dando ragione a chi li vuole scissi tra una fede da manifestare la domenica alla Messa, e una vita completamente in mano ad altri soggetti e ad altri punti di riferimento valoriali? Dove stanno, dispersi in mille rivoli, o vivacchiano dentro un magma familiare borghese, che considera con ostilità qualunque impegno religioso, dal volontariato, alla testimonianza attiva? 

Era il modello che piaceva alla Dc: una maggioranza cattolica silenziosa nella società, un cattolicesimo fai da te, e una società gestita dalla cultura di sinistra, che progressivamente e inesorabilmente ha secolarizzato la nostra vita (divorzio e aborto sono passati durante l’egemonia scudocrociata). 

Dove stanno i cattolici? In ciò che resta, di ciò che resta della Dc (qualche parlamentare, macchiettizzato, con diritto di tribuna alla Camera e al Senato, che fa battaglie sapendo di perdere in partenza)? 

Non solo i cattolici hanno un problema atavico di comunicazione (oscillano tra l’astrazione, il buonismo e l’omelia), ma non comunicano proprio (salvo isolate isole felici come La Croce). E poi, ai cattolici, manca per ragioni storiche, e quindi, dopo tanti anni, ragioni mentali, la dimensione pubblica, politica (nel senso di polis). Il cattolico italiano coltiva unicamente la dimensione individuale (dimenticando il valore fattuale della relazione) o al massimo quella comunitaria (gruppi, associazioni chiuse). 

La verità è che intorno a giornali combattivi si poteva e si può ancora creare quell’humus per colmare questo vuoto. 

Uno spazio pubblico di partecipazione, acqua sorgiva per una nuova coscienza collettiva, capace di determinare svolte storiche. Solo così si affronta la buona battaglia. Il pensiero gender, la rivoluzione antropologica della società Frankenstein sono alle porte. 

E non si combattono col silenzio o la divisione.
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